Manodopera clandestina, i carabinieri intensificano i controlli nel Padovano: i risultati dell'operazione

Impiegati 124 uomini e 61 mezzi: controllate 327 persone, più di 200 veicoli e oltre venti casolari e aziende agricole tra il 22 e il 24 agosto nelle campagne e lungo le direttrici percorse per il trasporto dei braccianti nei campi

Contro il caporalato. Il comando provinciale dei carabinieri di Padova ha operato una serie di serrati controlli allo scopo di contrastare con decisione l’impiego di manodopera clandestina nel settore agricolo, problema salito agli onori della cronaca nelle ultime settimane.

I controlli

Il servizio è stato effettuato da mercoledì 22 a venerdì 24 agosto, con 61 controlli compiuti nelle campagne e lungo le direttrici percorse per il trasporto dei braccianti nei campi, soprattutto nei vigneti per la vendemmia già iniziata da una settimana. Imponente il dispiego di risorse: per l'occasione sono stati impiegati 124 uomini e 61 mezzi in forza a tutti i comandi di compagnia dipendenti.

I risultati

Al termine degli accertamenti, che si protrarranno per tutto il periodo della vendemmia e che hanno portato al controllo di 327 persone (in buona parte stranieri extra unione europea), di 203 veicoli, di 2 aziende agricole e di 22 casolari abbandonati potenzialmente utilizzati da stranieri non in regola, il dato confortante è che non sono state rilevate violazioni alle leggi relative all’impiego. L’impegno dei Carabinieri è diretto alla salvaguardia dei lavoratori dallo sfruttamento da parte di chi non disdegna il ricorso all’illegalità per procurarsi illeciti e facili guadagni, approfittando dello stato di bisogno delle persone che necessitano di lavorare, molte volte provenienti da paesi extra Unione Europea, che vengono sottoposte a turni massacranti di lavoro senza percepire una adeguata retribuzione e che spesso sono ospitati in alloggi degradanti privi dei minimi requisiti sanitari. 

I precedenti

L’indagine denominata “Sfruttatori a Km zero” conclusa dai carabinieri della compagnia di Abano Terme  nel mese di maggio 2018 è stata emblematica: nella circostanza, i militari hanno proceduto all’arresto di due persone, un uomo italiano e una donna romena (mentre una terza è ancora latitante) che gestivano un’azienda agricola ad Albignasego. Nonché alla denuncia di tre persone che avevano concorso con gli arrestati nel reclutamento e l’impiego di numerosi braccianti stranieri, in prevalenza provenienti dal Bangladesh, favorendone l’ingresso sul territorio nazionale e approfittando del loro stato di bisogno per farli lavorare nelle attività produttive dell’azienda, corrispondendo loro retribuzioni inferiori a quelle previste dai contatti collettivi e sproporzionate per la quantità delle ore di lavoro prestato, ospitandoli in soluzioni alloggiative carenti dal punto di vista sanitario. Nell’anno in corso, i carabinieri del comando provinciale di Padova hanno già perseguito tre reati in cui è stato riscontrato l’impiego di manodopera clandestina, che hanno comportato l’arresto di due persone e la denuncia in stato di libertà di altre sette. Lo scorso anno, invece, i controlli eseguiti avevano consentito di perseguire un unico reato con la conseguente denuncia in stato di libertà di una persona. La legge è molto severa nei confronti di chi assume un lavoratore straniero extracomunitario che non sia in possesso di un valido permesso di soggiorno per lavoro subordinato o gli sia stato revocato o sia scaduto: in tal caso la norma prevede la pena base della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa di 5mila euro per ogni lavoratore irregolare occupato. Nei casi più gravi, al configurarsi delle condizioni previste dall’art. 603 bis del Codice Penale, quando vi è anche l’intermediazione illecita per lo sfruttamento del lavoro (caporalato), le pene si inaspriscono ulteriormente prevedendo la reclusione da un anno a 6 anni e la multa da 500 a 1000 euro per ogni lavoratore reclutato/impiegato.

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