"Chiedere, negando", il Pojana di Pennacchi su La 7: Venezia, l'autonomia e la solidarietà che va sott'acqua

«Nega, finché non se neghemo», dice il Pojana, il personaggio ideato e interpretato da Andrea Pennacchi, giocando con italiano e dialetto veneto nel suo monologo a Propaganda Live la trasmissione di Diego Bianchi

Andrea Pennacchi a Propaganda Live su La /

«Nega, finché non se neghemo», dice il Pojana, usando un gioco di parole che fa leva sia sull’italiano che sul dialetto veneto. E’ una delle battute più ficcanti di questo nuovo monologo di Andrea Pennacchi che non poteva che non occuparsi dell’acqua alta record a Venezia. E il riferimento al governatore del Veneto ci pare evidente, anche se il Pojana è molto indulgente con lui. Se è vero che ironizza sulla sua domanda, “perché il Mose non va”, che ha fatto il giro di tutte le testate, poi però gli suggerisce di spingere per l’autonomia perché è questo il momento giusto. La formula, "chiedere negando", che in italiano suona in modo ma in dialetto veneto in tutt'altro. Come il “nega tutto" ribadito più volte. Prima di finire sott'acqua, "negati". E’ sceso dal palco di Propaganda Live da pochissimi minuti, dopo il suo “spiegone”, Andrea Pennacchi che lo raggiungiamo al telefono. Come, quasi, ogni venerdì, interpreta nel programma di Diego Bianchi e Marco D’Ambrosio Makkox, questo che, a detta sua, «è un piccolo demone». 

Zaia

Dici che Zaia se la prenderà? «La cosa è ovvio che non gli farà piacere, ma il Pojana è un personaggio con una visione del mondo molto precisa. Non lo accusa di nulla, il Pojana, ma ricorda solo che è in tutte le foto dall’inaugurazione del cantiere in poi». Si ma è evidente che è a lui che si rivogle: «Non fare il furbo, lo so che mi vuoi far fare la polemica con Zaia, ma il cuore della questione è proprio un altro. Diciamo che la politica si è confermata non proprio di alto livello, alimentando una polemica davvero sbagliata. Quella ha ispirato le visioni del Pojana, poi è chiaro che non si può parlare di Veneto senza fare riferimento a Luca Zaia». Ma cosa ha generato questo monologo è un aspetto più sociale: «Potevo capire dibattiti sul Mose, ma la gara di chi ha subito il disastro più grosso, la sfida alla tragedia territoriale, no. Ed è una cosa trasversale, che ha coinvolto tantissime figure politiche».

De Magistris

Si fa meno serio Pennacchi, al telefono, quando cominciamo nella complicata missione di comprendere cosa ha quindi fatto scattare nella mente del Pojana certi ragionamenti che andremo a raccontare: «I zei partii de testa - dice in dialetto ridendo - è partito davvero un delirio, quasi subito. Uno si aspetta messaggi di vicinanza alla città di Venezia. Invece, da De Magistris che dice che le catastrofi del nord valgono di più d quelle del sud, a quelli che poi ironizzano sull’autonomia, è stato un susseguirsi di commenti e di dichiarazioni di questo tipo. Per una mente normale sono valutate come uscite fuori posto, per il Pojana sono nutrimento, nettare degli Dei». Non è facile non divagare Pennacchi, per questo cerchiamo di stare sul pezzo. Così gli facciamo notare che in questi casi si cerca di fare fronte comune, di alimentare un sentimento che aggrega, in un Paese a fronte di un evento di tale portata: «Infatti, e invece di parlare di unione e di quelle cose che fanno bene al popolo - dice facendosi Pojana e cambiando quindi il tono di voce  - si è scelto l’araldico confronto tra le città. Perché dopo De Magistris sono partiti i vari cori. Quello è il punto focale da cui parte il monologo del Pojana».

Pojana

Cosa succede al Pojana, cosa scatta dentro di lui: «Nella mente di Pojana diventa lo scontro araldico tra disgrazie di diversi territori, lui vuole vincere anche questa sfida qui. La gara tra le bestie presenti negli stemmi delle città che hanno subito disastri», dice ricordandoci sempre che si sta parlando di finzione, di immaginazione, di teatro. «La Pojana vince perché oltre a essere un predatore si nutre anche di carogne, di cadaveri. Non può perdere». Pojana non può perdere, ma nemmeno il Leone di San Marco, col quale però non è tenero. Non può perdere con l’Aquila della città terremotata o contro il bue di Matera invasa da veri e propri corsi d’acqua proprio in questi giorni. Ed è qui che ha l’idea, il cambio di marcia, la visione, che suggerisce a Zaia: «E’ il momento di chiedere l’autonomia, ma prima “ghe domandemo i schéi”, a Roma. Insistere e negare, negare e insistere fino a che l’acqua non entra in consiglio regionale», dice nel monologo a un certo punto. Si ride amaramente, come sempre vien da dire: «E’ sparita la solidarietà, per fortuna che si dice sempre che Venezia è di tutti».

Caos

Prima di salutarlo cerchiamo di conoscere sempre meglio il personaggio che porta in scena. Lui vuole l’estinzione o si accontenta anche di un po’ meno, scherziamo con l’attore padovano: «Il Pojana è un demone e vuole la disintegrazione di tutto. E’ attratto dal caos. Quando parla lui lo fa solo riferendosi alle cose che gli piacciono, che portano il mondo nella direzione che auspica lui. Ha dei momenti umani, che però sono passeggeri». Molto brevi, evidentemente:  «E’ comunque un piccolo demone, fa quindi pochi danni. L’unità, la solidarietà, a lui non interessano. Lui tiene solo al suo capannone. Quindi quelle polemiche lo hanno fomentato non poco».

Libri

Facciamo l’ultimo paio di domande che apparentemente dovrebbero essere davvero semplici. La Prima: chi ha votato alle ultime elezioni, il Pojana?:  «E’ tanto tempo che non vota», ride sorpreso dalla domanda, Pennacchi, che però risponde prontamente. E l’ultimo libro che ha letto? Stiamo scrivendo mentre gli parliamo quindi può capitare ci siano delle pause nella conversazione ma non sono mai così lunghe come in questo momento. Così chiediamo a Pennacchi se è ancora in ascolto perché non lo sentiamo più. «E’ che sto pensando - l’impressione è che abbia preso seriamente la domanda - non ha letto tanti libri di certo, ma qualcosa sì». Passa ancora qualche attimo e nuovamente facciamo intendere che può riprendere a rispondere, ma ci sta davvero pensando: «E una bella domanda questa, perché non è privo di cultura, il Pojana sa delle cose». Cerchiamo di rasserenare Pennacchi, dicendogli che non è così importante saperlo oggi, ma promette ai lettori di Padova Oggi che lo farà sapere quanto prima quali sono le letture del Pojana. «Dopo tutta sta menata complicatissima sugli araldici scontri tra disgrazie e le grandi opportunità che si possono comunque aprire, se hai una visione distorta del mondo, come la sua, tu mi fai una domanda così. Non ci dormirò la notte perché “g’ho da capirlo” anche io qual è esattamente la sua formazione culturale». 

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