«Controlli ancor più rigorosi e orari di visita scaglionati»: la "Fase 2" dell'Ospedale di Padova

Punto stampa telematico con Luciano Flor e il direttore sanitario Daniele Donato, che ha fornito i dati sulle attività dell'Azienda Ospedaliera senza fare alcun accenno sul caso-specializzandi

Daniele Donato e Luciano Flor durante il punto stampa odierno

«Riapriamo un ospedale che non è mai stato chiuso». Con queste parole il direttore generale Luciano Flor apre il punto stampa telematico sulla "Fase 2" dell'Azienda Ospedaliera di Padova.

Luciano Flor

Spiega Flor: «Il nostro ospedale ha continuato a funzionare e che ha avuto buoni risultati per quanto riguarda la cura dei malati di Coronavirus. Ringrazio tutto il personale dell'ospedale, che in questo periodo ha ovviamente continuato a curare tutti i malati, tanto che abbiamo sempre avuto più di mille pazienti non-Covid ricoverati tra la sede di via Giustiniani e il Sant'Antonio. Con la Fase 2 abbiamo ripreso alcune attività che erano state sospese o ridotte. Oggi la parola chiave è “sicurezza”, ci stiamo impegnando molto per continuare a garantirla. Se trovate qualche controllo in più agli ingressi è solo e unicamente per la sicurezza dei pazienti, del personale sanitario e di tutte le persone che arrivano in ospedale, anzi forse faremo controlli ancor più “forti” all'ingresso perché dobbiamo ulteriormente aumentare il livello di sicurezza. C'è l'obbligo rigoroso della mascherina e il controllo della temperatura, e non si sta in ospedale senza un motivo valido: saremo rigorosi su questo, e lo specifico perché nei primi due giorni ho visto persone “innervosite” per i controlli, ma riaprire non vuol dire tornare alla normalità perché non possiamo permetterci errori. Troverete qualche varco chiuso ma non troverete chiuso l'ospedale, lo facciamo per garantire a tutti la sicurezza e per presidiare meglio l'ospedale. Valuteremo attentamente l'andamento di queste misure e siamo pronti a rinforzare ulteriormente questa attività di controllo. Siamo riusciti a contenere il più possibile i danni che questa pandemia ha creato, e siamo ripartiti con gran rigore per continuare questa missione. Ringrazio anche chi è al front-office, perché deve gestire in prima persona chi arriva in ospedale. In questa fase abbiamo un ruolo cruciale, nella nostra struttura non si è diffusa la malattia e continueremo a garantire che ciò non accada».

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Daniele Donato

Al suo fianco c'è Daniele Donato, direttore sanitario dell'Azienda Ospedaliera di Padova, le cui dichiarazioni sugli specializzandi avevano sollevato un polverone che fatica a placarsi nonostante le scuse del diretto interessato. Il quale non ritorna sull'argomento ma snocciola dati e informazioni: «Siamo arrivati a 151.203 tamponi effettuati, di cui 25.743 fatti a dipendenti. I tamponi positivi sono in tutto 4.979 di cui 141 dipendenti. Per quanto riguarda i pazienti Covid ne abbiamo 10 ricoverati in terapia intensiva, 6 nel reparto di terapia semi-intensiva e 43 nel reparto di malattie infettive. In totale i pazienti ricoverati nei nostri due ospedali sono 1.294. È continuata anche l'attività dei trapianti: nell'ultima settimana ne abbiamo realizzati 5 di rene, uno di polmone e uno di fegato. Per quanto riguarda le prestazioni ambulatoriali siamo passati dalle 1.700-1.800 della scorsa settimana all 3.725 di lunedì 4 e alle 3.850 di martedì 5 maggio, quindi sono raddoppiate. Aumentano anche le operazioni: dalle 180 della scorsa settimana siamo arrivati alle 201 di martedì 5 maggio. La novità è che abbiamo attivato e potenziato l'attività di telemedicina, tanto che verrà estesa a tutta l'Azienda Ospedaliera. Al momento sono dieci le unità operative che stanno utilizzando questa modalità: la cardiologia, l'epatobiliare, l'endocrinologia, il diabete, la reumatologia, la pediatria, la Pma, la clinica medica quinta, l'andrologia e la genetica. Stiamo infine valutando altri interventi da fare perché in questi primi giorni abbiamo avuto code e assembramenti in coincidenza con l'orario di visita, quindi a brevissimo daremo delle indicazioni diverse per scaglionare e aprire i reparti con modalità diverse in modo da ridurre gli assembramenti all'ingresso dell'ospedale».

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