Industria e Coronavirus, la Komatsu di Este: «Azienda pulita e sanificata quanto un ospedale»

«Stiamo facendo anche azioni che non sono previste neppure nel decreto per tutelare la salute di tutti», spiega Francesco Blasi, responsabile personale ambiente, salutee sicurezza Komatsu italia Manufacturing

«Siamo tutti nella stessa barca, è una situazione nuova per tutti», risponde così Francesco Blasi, responsabile personale ambiente salute sicurezza Komatsu italia manufacturing. Il riferimento è inevitabilmente all’emergenza Coronavirus. «Noi come azienda stiamo facendo anche azioni che non sono previste neppure nel decreto per tutelare la salute di tutti. Abbiamo fatto una operazione approfondita di pulizia di tutti gli ambienti, che neppure in ospedale», afferma. «Su tutti i luoghi collettivi, già ben prima del decreto, avevamo questo tipo di approccio». 

Mascherine

Komatsu è una multinazionale presente in diversi Paesi del mondo. Mai come ora certe distanze si sono accorciate. La condivisione di uno stesso problema ha innescato meccanismi virtuosi, di solidarietà internazionale, verrebbe da dire:  «Le mascherine siamo riusciti a procurarcene, un nostro fornitore cinese ce ne ha donate trecento. Abbiamo cercato di capire che tipo di mascherina usare, ci è stato suggerito di usare quelle chirurgiche che assicurano siano le più indicate. Lo Spisal ci ha assicurato che l’emergenza durerà ancora a lungo».

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Coronavirus e industria

«Assembliamo materiali da tutta Europa e da tutto il mondo eppure tutto che per esempio ordiniamo dalla Cina non è mai arrivato in ritardo, neppure durante i periodi più caldi della crisi Coronavirus». Si era sparsa la voce che un vostro dipendente si fosse effettivamente ammalato: «Un fornitore, non un dipendente, si è ammalato. Così i tre dipendenti con cui è entrato a contatto sono subito andati in quarantena. Ma non c’è stato quello che ha scritto qualcuno, tra cui pure voi di PadovaOggi, un caso di coronavirus in azienda. E non c’è stato nessun rischio contagio». Prendiamo atto scusandoci e cerchiamo di capire le prospettive per il futuro prossimo quali sono:«Un conto è una succursale, ma noi facciamo parte di un network. Noi non abbiamo risentito della presenza del virus. I problemi li crea l’isolamento dell’Italia, più che altro. Trenta secondi dopo il decreto dell’8 marzo c’è stato un grande caos». Lei pensa che si sarebbe dovuto chiudere la borsa? Questo intende? «Siamo preoccupati dal fatto che le borse stanno subendo una ondata speculativa. Il valore della borsa precipitato del 40%. Sarà difficile far ripartire il Paese e poi restituire i soldi. Sono anche questi aspetti che preoccupano le aziende consci del fatto che il sistema sanitario nazionale dobbiamo difenderlo a denti stretti. Altri Paesi dove non c’è un sistema come il nostro hanno negato il fenomeno fino a che non è diventato travolgente e ne pagano le conseguenze».

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