Antisemitismo: domenica una marcia di memoria con partenza da Palazzo Moroni

Nel ricordo della deportazione degli ebrei padovani, verrà lanciato un forte appello contro ogni forma di antisemitismo e di razzismo. La partenza è alle 17.45

La Comunità di Sant’Egidio e la Comunità Ebraica di Padova invitano alla settima edizione della marcia silenziosa che si terrà domenica 1° dicembre 2019 alle ore 17.45, per fare memoria della deportazione degli ebrei padovani. Il titolo della marcia richiama le parole di Primo Levi: “Non c’è futuro senza memoria”. Un ‘pellegrinaggio della memoria’ che, a partire da Palazzo Moroni, si snoderà per le vie del centro, attraverso il ghetto.

La fiaccolata

La data del 3 dicembre 1943 segnò l’avvio di uno dei momenti più drammatici della storia recente della città: il prelevamento degli ebrei della città, in esecuzione dell’ordinanza n.5 della repubblica sociale italiana, e l’apertura del campo di concentramento di Vo’ vecchio, presso Villa Venier. Il 17 luglio 1944, i 47 internati del campo furono deportati ad Auschwitz. Solo tre donne tornarono alle loro case. La fiaccolata partirà da Palazzo Moroni in via VIII Febbraio. I partecipanti porteranno cartelli con i nomi, tristemente famosi, dei campi di concentramento. Alla fine della marcia, alla quale parteciperanno anche autorità civili e istituzionali, interverranno tra gli altri il presidente della comunità ebraica Gianni Parenzo, la responsabile di Sant’Egidio Alessandra Coin, il rabbino capo di Padova, Adolfo Locci, il vicesindaco Arturo Lorenzoni e il prefetto di Padova Renato Franceschelli. Porterà il suo saluto don Giovanni Brusegan Delegato vescovile per la cultura e l’ecumenismo.

La coesione sociale della città

Mirko Sossai, della Comunità di Sant’Egidio: «La marcia è un pellegrinaggio della memoria che passa accanto alle porte e alle case delle famiglie padovane che furono colpite dal dramma della deportazione nei campi di sterminio. Ma è anche una memoria che guarda al futuro. Bisogna tutti vigilare sulla crescita dell'odio e dell'antisemitismo. La marcia ci unisce al di là delle differenze: soprattutto, gli ebrei non devono mai più essere lasciati soli». Il rabbino capo di Padova Adolfo Ahron Locci, spiega: «Quando si parla di Memoria bisogna fare molta attenzione. Oggi il rischio è quello di farla diventare un rito. Dobbiamo essere vigili affinché la Memoria sia un tesoro da costudire affinché ciò che abbiamo imparato dall’esperienza del passata possa essere tradotto in concreto nel nostro comportamento del presente, come segno indelebile per le generazioni future». Il ricordo della deportazione degli ebrei di Padova è un fatto decisivo per rafforzare la coesione sociale della città e del nostro Paese, in un momento segnato da risorgenti episodi di razzismo e di antisemitismo nonché da un clima d’odio e di rancore. È significativa la presenza, crescente lungo gli anni, di giovani - studenti delle scuole e dell’università - e di immigrati “nuovi italiani”, insieme a cittadini di ogni età e credo religioso.

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