Il Messaggero di Sant'Antonio chiude la redazione e licenzia tutti i giornalisti: il sindacato contro i frati

«Una cosa deve essere ben chiara: non possono pensare di chiudere la redazione, licenziare i giornalisti e continuare a pubblicare la rivista cattolica più famosa al mondo»

Il Messaggero di Sant'Antonio

E' la rivista cattolica più diffusa del mondo, il Messaggero di Sant'Antonio. Con abbonati distribuiti in cinque continenti. E, nonostante, questo chiude. Lo fa licenziando tutti i giornalisti della redazione, che sono stati informati a cose fatte.  «Una cosa deve essere ben chiara – dichiarano dal sindacato dei giornalisti – i frati non possono pensare di chiudere la redazione, licenziare i giornalisti e continuare a pubblicare la rivista cattolica forse più famosa al mondo».

Redattori

I redattori in sciopero a oltranza a seguito della comunicazione da parte dell'editore della «chiusura della redazione con la cessazione di tutti i rapporti di lavoro giornalistico». La risposta del sindacato anche in questo caso è netta: «Intollerabile, prima ancora della comunicazione in sé, la condotta adottata dalla controparte».

FNSI e Sindacato

«La Federazione nazionale della Stampa italiana e il Sindacato giornalisti Veneto sono al fianco dei colleghi del Messaggero di Sant'Antonio di Padova da oggi in sciopero a oltranza a seguito della comunicazione da parte dell'editore della 'chiusura della redazione con la cessazione di tutti i rapporti di lavoro giornalistico. Fnsi e Sgv giudicano inaccettabile, prima ancora della comunicazione in sé,  la condotta adottata dalla controparte, nella fattispecie la direzione dei frati – che senza scrupolo alcuno ha tolto dal tavolo – convocato per fare il punto sul contratto di solidarietà attivato da un anno – qualsiasi margine di trattativa. Una decisione intollerabile nei modi e nel merito a fronte di violazioni contrattuali, fra cui il rifiuto di esibire il bilancio.

Perdite

Certo, è difficile pensare che una testata così possa essere in crisi economica: «Le perdite economiche, sempre comunicate a voce e senza mai un'analisi puntuale di costi e ricavi, non possono comunque giustificare un tale atteggiamento che fa strame della dignità ancor prima umana che professionale dei lavoratori», affermano il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, e la segretaria del Sindacato dei giornalisti del Veneto, Monica Andolfatto.

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