Ricerca equipe Università di Padova: area Prosecco a rischio erosione, se ne vanno 3 kg di terra per ogni bottiglia

Se ne vanno 3,3 kg di suolo per ogni bottiglia di Prosecco prodotta, questa è la sintesi estrema dell’articolo pubblicato su una delle più quotate riviste scientifiche del mondo, Plos One. Lo studio è di una équipe di studiosi di tre dipartimenti, DICEA, Geoscienze e DISSGEA, che per due anni e mezzo hanno portato avanti questo studio

Se ne vanno potenzialmente 3,3 kg di suolo per ogni bottiglia di Prosecco prodotta, questa è la sintesi estrema dell’articolo pubblicato il 1 maggio su una delle più quotate riviste scientifiche del mondo, Plos One. L’articolo pubblicato si inserisce all’interno della ricerca internazionale circa i processi di erosione del suolo nei cosiddetti  agro-ecosistemi a gestione agricola convenzionale, nello specifico alle aree di produzione vitivinicola della regione mediterranea.

Studio

Il primo autore dell’articolo, e capofila della ricerca,  è un geografo dell’Università di Padova, Salvatore Pappalardo che fa parte dell’équipe di studiosi di tre dipartimenti, DICEA, Geoscienze e DISSGEA, che per due anni e mezzo hanno portato avanti questo studio. «Siamo tutti appassionati geografi, la geografia per definizione guarda sempre alle dinamiche di interazione tra uomo e ambiente. Questa tematica, l’erosione del suolo, sta nelle corde, nella genetica di questa disciplina. Infatti c’è tutto un filone di studio che si occupa esclusivamente di questo, la cosiddetta «Soil geography».

Foresta Amazzonica

Lo incontriamo, mentre sta impacchettando droni, GPS, rilevatori termici, macchine fotografiche e una serie di strumenti per rilievi scientifici  che servono per una missione di ricerca sul campo nella foresta amazzonica, il geografo Salvatore Pappalardo, l'autore dell'articolo. Motivo della missione è quello di monitorare gli impatti del gas flaring sulla più grande distesa di verde del mondo. Sono una equipe di geografi, del gruppo di ricerca “Cambiamenti climatici, territori, diversità”, guidata dal professor Massimo De Marchi del Dipartimento ICEA dell’Università di Padova. 

Plos One

Nello studio pubblicato da Plos One, la rivista scientifica "peer review open access" più accreditata, i ricercatori dell’università di Padova presentano per la prima volta nella ricerca sull’erosione dei suoli, il concetto di “soil footprint”, un’impronta ecologica sul suolo, associata ad una unità di prodotto agricolo, in questo caso la bottiglia di Prosecco. Hanno così analizzato mediante elaborazione e modellizazione della distribuzione geografica dei vigneti dell’anno  2012, in un’area di 215 km quadrati, ossia la zona di produzione certificata del prestigioso Prosecco DOCG. 

"Pre - print" e gli inglesi che si inc...

In gennaio però la stessa rivista ha pubblicato sul sito Biorxiv una "pre-print" (un breve testo in anteprima) che ha scatenato un attacco al Prosecco senza precedenti, La sintesi che usciva da quelle poche righe è che per fare una bottiglia di Prosecco si perdono 4 kg di terra. E in quell’area si producono milioni di bottiglie all’anno. Prodotto grandemente diffuso in tutto il mondo, è facile intuire perché la stampa anglosassone ha dato grande risalto a questa affermazione. Un uso strumentale della notizia rispetto a un prodotto che dal 2006 ha fatto crescere l’importazione in Gran Bretagna del 1.100%, insomma nei pub non si beve più la birra ma Prosecco. La modalità di pubblicazione “pre-print”, però, garantisce un meccanismo di trasparenza e di maggior controllo di revisione scientifica.

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Suolo, risorsa non rinnovabile

La  vera domanda che bisogna porsi è invece se è ancora sostenibile questo tipo di intensiva attività agricola. «Il suolo è una risorsa non rinnovabile, per questo motivo bisogna avere un approccio integrato alla gestione dell’agroecosistema. Prendendo in esame un territorio come quello dell’area della DOCG dove il 30% dell’area è investito da questo tipo di produzione è vero che oggi da ottimi risultati dal punto di vista economico ma si rischia poi un effetto boomerang visto che questo tipo di produttività alla lunga difficilmente sarà sostenibile». Ci sono realtà vitivinicole rispettose dell’ambiente come anche l’approccio contrario, ma questa problematica è conosciuta a chi ha a che fare con la terra. 

Ricercatori

«Come ricercatori - spiega Pappalardo - ci si rendeva conto che esprimere l’erosione in tonnellate di suolo perso per unità di superficie (tonnellate ha all’anno) o in mm all’anno, risulta di facile comprensione tra gli addetti ai lavori. Tuttavia per facilitare il dialogo tra scienza e società e rendere trasparente e comprensibile anche ai non esperti l’importanza dei “sevizi ambientali” forniti dal suolo, si è individuata una sorta di impronta ecologica -  la soil footprint -  un indicatore di sintesi, come strumento di visualizzazione dei processi erosivi».

Prosecco

Tra le problematiche legate al suolo si è cominciato a parlare molto, anche se solo recentemente, di consumo dello stesso. Un fenomeno principalmente urbano legato alla impermeabilizzazione delle superfici e quindi all’espansione dei centri abitati. Ma non meno preoccupante è invece un’altra problematica che coinvolge invece i contesti rurali: quella dell’erosione. Un fenomeno più sotto traccia, ma storicamente ben conosciuto, sia dagli esperti dell’accademia, che dagli agricoltori di colture realizzate sui versanti collinari.  Le colture di vigneti rappresentano l’uso del suolo che è più suscettibile ai processi erosivi. Nella ricerca e quindi nell’articolo, si stima che, nell’area di produzione del Prosecco DOCG, si possono perdere, in base alle tipologie di gestione, da circa 150.000 a  circa 400.000 tonnellate all’anno di suolo che viene eroso. «Come in un film abbiamo provato a visualizzare  la terra che viene potenzialmente persa, ma non quella che viene che viene trasportata e sedimentata. Comparando i risultati ottenuti per la gestione convenzionale con quella green, fatta di siepi intorno ai filari, fasce tampone vegetate e inerbimento delle arre dei vitigni, si vede che nel secondo caso si dimezza l’erosione del suolo». 

Erosione del suolo

La ricerca si inserisce in un quadro più generale di indagine scientifica rispetto al fenomeno dell’erosione del suolo all’interno di agro ecosistemi. Una problematica conosciuta e studiata da oltre cinquant’anni. L’erosione del suolo è un problema invisibile e impalpabile e quindi non c’è dibattito sul tema, non è come il consumo del suolo, dove si vedono saturare le aree verdi in città e la crescente presenza di cemento. L’erosione del suolo la nota chi la terra lavora e chi studia questo fenomeno. 

Pericoli

Ma cosa comporta di così pericoloso, questo fenomeno erosivo? «Si traduce in abbassamento del livello topografico del suolo, ma soprattutto nell’impoverimento del terreno in termini di sostanza organica e  di nutrienti – quindi nella riduzione di fertilità - del terreno agricolo e una serie di effetti che diventano indiretti, veicolandosi all’esterno della zona di produzione, fuori dal campo. In gergo parla di effetti off-field. L’erosione del suolo come i cambiamenti climatici sono fenomeni da sempre esistenti che hanno disegnato la morfologia della superficie del nostro pianeta. Quello che preoccupa è la velocità, e l’intensità e la scala su cui avvengono questi fenomeni. Normalmente il processo di erosione del suolo fa si che il suolo si abbassi mediamente di un mm ogni anno. La soglia tollerabile di erosione del suolo è stata individuata dagli esperti tra 0.3 e 1.4 tonnellate di suolo per ettaro all’anno. Ma le attività dell’uomo hanno fatto accelerare gli effetti di queste attività di erosione, sono cambiati gli ordini di grandezza. I valori che abbiamo stimato sono circa trentuno volte superiore alla soglia di tolleranza di erosione tollerata per l’area europea». 

3,3 kg di terra per una bottiglia

Per misurare o stimare l’erosione del suolo ci sono due macro approcci: uno è quello delle misure dirette sul terreno l’altro quello dei modelli empirici che stimano l’erosione potenziale. «Noi abbiamo utilizzato la seconda via, quella dei modelli empirici processati tramite Sistemi Informativi Geografici che permettono di elaborare dati su una scala territoriale. Il modello tiene in considerazione quattro fattori principali: il fattore topografico ossia la confermazione morfologica, le pendenze, dell’area presa in considerazione. Un secondo fattore riguarda l’erosione causata dagli eventi di precipitazione. Conta la forza, l’intensità e la frequenza degli eventi meteorologici in presenza di precipitazioni. Terzo aspetto riguarda la caratteristica del suolo. Infine l’uso del suolo, ossia come viene utilizzato: un conto avere bosco su una superficie in pendenza rispetto, per esempio, al suolo nudo. E’ facile intuire che nel primo caso si trattiene più acqua. L’agricoltura su versante è sempre esistita nella storia, ma per contenere l’erosione e gestire il sistema idraulico venivano realizzati  sistemi agricoli terrazzati. Attraverso strutture come i muri a secco si riuscivano a rendere produttive terre ostiche garantendo la tenuta idraulica e la limitazione dei processi erosivi». 

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