Una "regione pilota" finanziata con oltre 9 miliardi di euro: il primato della sanità in Veneto

Il Veneto è stato scelto insieme a Piemonte ed Emilia Romagna come "regione benchmark" per la sanità e riceverà nel 2019 oltre 9 miliardi di euro di finanziamento

Regione "pilota". E pure ricca: le belle notizie arrivano in coppia per la Regione Veneto in fatto di sanità.

Regione "benchmark"

«Anche quest’anno il Veneto è regione benchmark per la sanità nazionale, insieme a Piemonte ed Emilia Romagna. Ci confermiamo punto di riferimento in Italia, grazie alla costante ricerca del meglio. In sanità, infatti, se si sta fermi in realtà si arretra; il riconoscimento di oggi è segno che abbiamo saputo andare avanti. Ringrazio i colleghi Presidenti di Regione per la valutazione espressa. Le buone pratiche del Veneto sono e saranno a disposizione di tutto il sistema sanitario nazionale, così come siamo pronti a confrontarci con quelle degli altri per trovare sempre nuovi margini di miglioramento». Lo ha detto il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia commentando la decisione della Conferenza dei Presidenti delle Regioni italiane che ha indicato il Veneto quale regione benchmark nazionale per la sanità. «In questo traguardo si riconosce un modello sanitario in cui tutti lavorano caparbiamente non solo per assicurare ai cittadini le cure ma perché le cure siano sempre migliori e innovative. È premiata, inoltre, la capacità, pur tra tante difficoltà, di rispettare gli standard previsti a livello nazionale, contrastando gli sprechi e senza perdere di vista il necessario aggiornamento tecnologico ed i nuovi orizzonti clinici e organizzativi. Se gli esperti chiamano questo modo di operare ‘buone pratiche’ – conclude il Governatore - del riconoscimento ne possono andare orgogliosi gli oltre 54.000 operatori tra medici, infermieri, tecnici e altre figure delle nostre aziende sanitarie e ospedaliere, che con la Regione e i manager sono i protagonisti della sinergia che ha portato a questa ripetuta affermazione».

9 miliardi di euro

Per il 2019, la sanità veneta potrà contare su un finanziamento complessivo di 9 miliardi 014 milioni 641 euro, con un aumento di 95 milioni 551 mila euro rispetto al 2018, quando la disponibilità fu di 8 miliardi 919 milioni 090 euro. A questi si aggiungono 144 milioni 799 mila euro derivati dal saldo attivo della mobilità interregionale. È questa la sintesi per quanto riguarda la Regione del Veneto del Riparto del Fondo Sanitario Nazionale 2019, varato oggi a Roma dalla Conferenza dei Presidenti e delle Province Autonome, nel corso di una seduta alla quale sono intervenuti il Presidente Luca Zaia e l’Assessore alla Sanità e Sociale Manuela Lanzarin, assistiti dai tecnici regionali. «È un risultato estremamente positivo – ha commentato l’Assessore Lanzarin al termine della lunga seduta – con un aumento consistente rispetto all’anno scorso, che riconosce con alcune premialità significative il buon lavoro fatto e la capacità di coniugare spesa e qualità dell’assistenza. Mi riferisco, in particolare, ai fondi in più ricevuti per essere tra le Regioni eleggibili a benchmark (designazione poi ufficializzata nella terna con Piemonte ed Emilia Romagna) e a quelli legati al rispetto totale degli adempimenti previsti per l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza che, assieme, valgono più di 5 milioni di euro. Importante indicatore di qualità – segnala la Lanzarin – è anche il cospicuo saldo attivo che ci è stato riconosciuto sulla mobilità extraregionale. Quasi 145 milioni sono la conferma della notevole attrattività della sanità veneta, che si ottiene solo se si riesce a garantire qualità elevata delle cure, non solo ai cittadini veneti, ma a tutti gli italiani che vogliano curarsi da noi. Bene – secondo la Lanzarin – anche i tempi dell’approvazione, che arriva entro la metà di febbraio quando, in altre annate, si era andati per le calende greche con il risultato di non sapere di quanto si poteva disporre fino ad anno avanzato e di non poter programmare adeguatamente. Rispetto a questo problema – ricorda l’Assessore – avevamo comunque posto rimedio in proprio, approvando a inizio gennaio un riparto di 16,4 miliardi per il funzionamento delle Ulss nel 2019 e 2020, passibile di eventuali aggiustamenti una volta che fosse approvato il riparto nazionale».

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