Sant'Antonio, il programma completo di giovedì 13 giugno: la processione e le messe

Grande attesa per la giornata del 13 giugno, con Padova e la Basilica del Santo che verranno invase da migliaia di fedeli

Un momento della processione dello scorso anno

Si stanno ultimando i preparativi per la Solennità di Sant'Antonio, giovedì 13 giugno. Saranno ben 11 le Sante Messe in programma nella giornata di festa: la prima alle ore 6 del mattino, poi alle 7, alle 8, alle 9, alle 10 (Santa Messa degli Associati al “Messaggero di Sant’Antonio”), alle ore 11 - la Santa Messa Pontificale presieduta dal Vescovo di Padova Sua Eccellenza Monsignor Claudio Cipolla - e alle 12.15. Al pomeriggio le messe inizieranno alle 15.30, alle ore 17 (la Santa Messa Solenne presieduta dal Ministro Generale dei Frati Minori Conventuali fra Carlos Alberto Trovarelli, che precede la Solenne Processione delle Reliquie e della Statua di Sant’Antonio per le vie della città di Padova), alle ore 19.00 in attesa del rientro della Processione e l’ultima messa che conclude la giornata alle ore 21.00. Tutte le Sante Messe di giovedì 13 giugno saranno trasmesse in streaming a questo link.

Quasi 40mila pellegrini

Intanto continuano ad arrivare i pellegrini in Basilica, alla Tomba e alla Cappella delle Reliquie dove è posizionato il contapersone che alle 12.30 di mercoledì 12 giugno ha già registrato 1.022 passaggi. Martedì 11 giugno sono transitati in tutto 2.685 devoti dinanzi alle Reliquie, portando così a 38.998 il numero di passaggi nella Cappella del Tesoro dall’inizio della Tredicina (si ricorda che questo è un dato parziale poiché non tiene conto di quanti si rechino solo alla Tomba o seguano solamente le celebrazioni liturgiche senza accedere alla cappella delle Reliquie).

Le dirette televisive

Al Transito all'Arcella, nella serata di mercoledì 12 giugno, saranno presenti Sua Eccellenza Mons. Fabio Dal Cin, Delegato Pontificio per la Basilica, con il Vescovo della città di Padova Sua Eccellenza Mons. Claudio Cipolla e padre Oliviero Svanera, rettore della Basilica, in rappresentanza dei Superiori assenti perché ancora riuniti in Capitolo Generale. Sempre nella serata del 12 giugno Serenissima Televisione manda in onda una Santa Messa dal Santuario di Camposampiero alle ore 19.50. L’emittente televisiva nazionale TV2000, all’interno della trasmissione “Bel tempo si spera” condotta in studio da Lucia Ascione, propone per la mattina del 13 giugno un collegamento in diretta dalle ore 9.00 alle ore 9.30, con il giornalista Enrico Selleri, una troupe e con alcuni ospiti per raccontare la giornata di Festa ai telespettatori. “La vita in diretta” di Rai 1 ha in programma un collegamento in diretta dalla Basilica di Sant’Antonio per il pomeriggio del 13 giugno (tra le ore 17 e le ore 17.30) per raccontare la Festa del Santo attraverso contributi raccolti da Sara Verta, interviste e testimonianze. Sia la Santa Messa Solenne delle ore 17 che la Processione per le vie della città saranno trasmesse come di consueto in diretta dall’emittente televisiva Telechiara (visibile sul canale 14 per Veneto e Friuli Venezia Giulia, sul canale 604 per la provincia di Verona, sul canale 74 per Trento e Bolzano, attraverso Telepace e via satellite Sky 832 TVA Vicenza con copertura Europa e Nord Africa e in streaming attraverso il sito www.telechiara.it) con inizio collegamento alle ore 16.50 e termine alle ore 20 circa. Condurranno la diretta Fiammetta Benetton con padre Andrea Vaona della Basilica del Santo.

Assistenza e posti di soccorso

Per quanto riguarda l’assistenza e il soccorso dei pellegrini, come sempre il Cisom - Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta metterà in campo 60 volontari e 10 medici in turni dalle 6 alle 20 e appronterà quattro punti assistenza con personale medico.

  • Tenda Pma (Posto Medico Avanzato) sul lato nord della Basilica: la tenda, 8 metri x 6, verrà montata già dal pomeriggio di martedì 12 giugno e sarà attrezzata per il primo intervento, funzionante con 6 posti branda già dalle ore 06 del mattino del 13 giugno.
  • Ambulatorio del Chiostro del Beato Luca Belludi: presidio con medici, infermiere e volontari. Funzionerà come riferimento generale per il rapporto con il Suem 118, e per gli interventi che richiedono osservazione.
  • Cappella delle reliquie: per le esigenze di soccorso nella navata destra della Basilica. Saranno sempre presenti un medico e volontari formati (Blsd).
  • Cappella della Madonna Mora per le esigenze di soccorso nella navata sinistra della Basilica. Saranno sempre presenti un medico e volontari formati (Blsd).
  • Piazzale: fungerà da riferimento per gli interventi nella zona esterna alla Basilica e per gli eventuali interventi congiunti con il 118. A disposizione in tutta l’area antoniana 4 dispositivi di defibrillazione: uno nella Tenda Pma, uno nell’ambulatorio, e due all’interno della Basilica.

Entrate e uscite

Definito il percorso di entrata e di uscita nel Santuario per i pellegrini:

  • Per accedere solo alla tomba del santo e alla cappella delle reliquie ingresso dalla porta laterale della basilica sul lato nord (dove era situata la Porta della Misericordia) con uscita dal chiostro della Magnolia;
  • Ingresso e uscita per seguire solo le sante messe dal portone centrale;
  • Altre uscite dal chiostro della magnolia.

Il percorso della processione

La Processione seguirà il consueto percorso: uscita dalla Basilica, Via del Santo, Via San Francesco (passaggio dinanzi alla Prefettura e alla Tomba di Antenore), Canton del Gallo, Via Roma, Via Umberto I°, Prato della Valle, Via Luca Belludi, rientro sul sagrato della Basilica. Una settantina i gruppi che sfileranno, ultima ad uscire la Statua del Santo. Sul fronte della Sicurezza, aumentato il numero delle unità in servizio di Carabinieri e Polizia, con agenti sia in divisa che in borghese e agenti della Squadra Speciale Anti Terrorismo.

Le modifiche alla viabilità

A questo link trovate tutte le modifiche alla viabilità previste sia per il 12 giugno all'Arcella che per il 13 giugno in pieno centro storico a Padova.

A questo link trovate invece tutte le modifiche ai percorsi di bus e tram sia per il 12 giugno all'Arcella che per il 13 giugno in pieno centro storico a Padova.

Il messaggio di Fra Oliviero Svanera

Questo il messaggio integrale di fra Oliviero Svanera, Rettore della Pontificia Basilica di S. Antonio di Padova, intitolato "L'incontro con l'altro": "Il Giugno antoniano si è ispirato quest’anno all’anniversario di due incontri significativi. Quello nel 1219 di frate Francesco con il sultano d’Egitto a Damietta e, nello stesso anno, quello del monaco agostiniano Fernando con i frati minori a Coimbra. Per entrambi c’è stata un’avventurosa scoperta dell’altro, che non è mai del tutto uguale a me, ma mi sorprende per la sua diversità e apre squarci di vita nuova e inattesa. Chi è l’altro per Antonio di Padova? L’altro è il musulmano. Dopo i frati minori, Antonio incontra i musulmani del Marocco verso cui si reca seguendo le orme dei primi martiri francescani. Ed egli ha chiaro il mandato di s. Francesco consegnato ai frati che vanno fra gli infedeli, e cioè che ci si deve relazionare in due modi: un modo è di mostrarsi umili e non fare liti o dispute; l’altro modo è che, quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio.  L’altro è l’eretico. Antonio, dotto e abile predicatore, è inviato dal Papa presso chi all’interno della Chiesa, interpreta il Vangelo in modo contrario alla dottrina cattolica. Ed egli è fedele al metodo dialogico, tutt’altro che facile, ma necessario. Dialogare per Antonio è un compito e una disciplina: evitare la trappola mortale di voler imporre all’interlocutore le proprie convinzioni, ma cercare di continuo tra me e l’altro uno spazio condiviso e un via al bene comune.  L’altro è il peccatore, colui che per Antonio commette ogni tipo di malizia e così compromette o perde l’immagine e somiglianza con Dio, allontanandosi da Lui. E il sacramento della confessione è la via per riconciliare l’uomo con la propria coscienza e con il Signore della vita. «È la “porta del paradiso” – dice s. Antonio – poiché attraverso la confessione il penitente viene introdotto a baciare i piedi, le mani, il volto del Padre celeste». L’altro è il povero, il misero, l’indigente, il carcerato, il sofferente, l’affamato, il debitore insolvente. “Privi di beni materiali – scrive il Santo -, il Signore li consola con i suoi beni. Egli trasforma la desolazione della povertà in delizie di intima soavità”. E per i debitori insolventi il Santo interviene anche presso le autorità cittadine affinchè, già caduti in miseria, sia almeno mitigato loro il trattamento.  L’altro è il creato e la natura. S. Antonio non vede un mondo da sfruttare e capitalizzare, ma vede le piante e gli animali e anche i fenomeni cosmici, come tanti indicatori, un dito puntato verso l’Assoluto di Dio. Le scienze naturali come la fisica e la medicina entrano nelle sue meditazioni per parlare di Cristo. Per lui la scienza è espressione di un’umanità aperta sull’Infinito. L’altro è il ricco avido, il potente violento, l’ecclesiastico corrotto. Il santo di Padova, nobile e ricco per origine, ma divenuto povero per scelta, alla scuola di s. Francesco si prodiga a ricondurre a pace fraterna i discordi; a correggere i costumi dei religiosi mondani; a far restituire quanto è stato tolto con la violenza; a ridare la libertà ai prigionieri e sappiamo della sua coraggiosa ambasciata presso Ezzelino da Romano, a Verona.  L’altro è il pellegrino, il migrante e lo straniero. S. Antonio stesso è pellegrino  e “foresto”. L’arrivo in Italia, sulle coste siciliane, non corrisponde ai suoi piani e ai suoi progetti, ma alla Provvidenza di Dio. Ma ciò che agli occhi degli uomini pare una perdita, agli occhi di Dio è una grazia, un soffio di vita nuova. Che cosa sarebbe s. Antonio senza Padova e la città di Padova senza questo “foresto”? Con s. Antonio e attraverso s. Antonio noi vediamo che il musulmano, l’eretico, il peccatore, il povero, il potente, lo straniero possono essere l’hostes-il nemico o l’hospes-l’ospite. Tra i due termini c’è solo una piccola consonante a fare la differenza. Ma questa consonante segna lo spartiacque di uno stile per cui l’incontro con l’altro può essere segnato da paura, diffidenza o indifferenza o, piuttosto, dalla consapevolezza che siamo tutti fratelli, prossimi responsabili l’un dell’altro, perché figli di un unico Padre, l’Altro".

Il messaggio del vescovo Cipolla

Questa, invece, la riflessione del vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla: "La festa di sant’Antonio ci restituisce ogni anno un senso di grande unità nell’appartenenza alla nostra città – Padova – che per Provvidenza storica custodisce le spoglie di quest’uomo, il quale ha saputo incarnare profondamente il Vangelo, senza temere di scuotere le coscienze dei suoi contemporanei. Tra i molti passaggi significativi dei Sermones di Antonio, uno in particolare mi ha portato a riflettere in questo nostro tempo: «Invece noi, fratelli, cerchiamo di essere solleciti e non pigri; cerchiamo di conservare e non di rompere l’unità dello spirito. Custodiamo l’unità dello spirito, o carissimi, con grande sollecitudine, come le conchiglie marine custodiscono con grande cura le loro perle […] In una conchiglia non si trovano mai due perle insieme, perché nella mente del giusto non c’è il sì e il no allo stesso tempo (cf. 2Cor 1,17-19), non ci sono due parti, non c'è discordanza, ma «unità»; il giusto cerca sempre di conservare l'unità dello spirito nel vincolo della pace (cf. Ef 4,3)» [dal Sermone per la XVII Domenica dopo Pentecoste]. Il “Santo” ci fa sentire comunità unita, e ci chiede continuamente di mettere in movimento le nostre coscienze, affinché siano coerenti e fedeli al Vangelo e conservino l’unità dello spirito. Veniamo da giorni di grande dibattito pubblico – e di strumentalizzazioni – legato alle vicende politiche, che ha toccato anche i cristiani: si è parlato di simboli religiosi, di voto dei cattolici alle elezioni europee e delle loro posizioni su alcuni temi sociali emergenti, di ruolo della Chiesa nella società italiana. Tutto questo ha segnato qualche frattura e ha lasciato nei cuori un certo senso di divisione, anche tra noi cristiani. E questo non ci lascia indifferenti. Come cristiani siamo chiamati all’unità come membri della Chiesa e dovremmo evitare in tutti i modi che le diverse opinioni politiche ci dividano, senza dimenticare che l’essere cristiani implica una continua riflessione sul nostro agire e le nostre scelte. Ciò che ci unisce nella Chiesa è la fede nel Signore risorto, è lo Spirito Santo, è il sentirsi figli dell’unico Padre, e dunque fratelli e sorelle: un legame di natura spirituale, dato dal Battesimo. La politica è una realtà umana, è un mezzo per raggiungere obiettivi di bene comune su questa terra, e come tale è relativa, mai assoluta. La Chiesa è una realtà spirituale, che si fonda su un legame che precede e va oltre le questioni politiche, pur non essendone disgiunto. Essa è sacramento dell’unità del genere umano e deve rimanere il segno che è possibile riconoscersi anche nelle differenze. Il richiamo a non accentuare le divisioni ha un significato anche per la nostra città: Padova ha bisogno di segni di unità, di concordia, di pace sociale, per poter crescere nel benessere, nella giustizia. Ha bisogno che nel gioco pur legittimo di visioni e interessi diversi che si confrontano nessuno perda mai il senso del bene comune. Come cristiani siamo chiamati a essere segno di unità, riconoscendoci, rispettandoci per servire e costruire coesione laddove viviamo, per essere tessitori di relazioni solidali in ogni piega del vivere sociale, per proporre dialogo e sintesi nuove laddove si manifestano conflitti. Un segno triste di questa divisione che dalla politica si trasferisce alla Chiesa è una certa insofferenza che serpeggia nei confronti di Papa Francesco e, specularmente, alcune strumentalizzazioni di parti del suo Magistero. Certo, questo è sempre avvenuto nella storia della Chiesa, spesso proprio per ragioni politiche. Il Papa, per i cattolici, è il segno di unità nella Chiesa, è colui che è stato chiamato a tenere saldo il legame della Chiesa con il Vangelo, e lo si deve riconoscere come tale, anche quando richiama valori che scomodano le proprie visioni umane. È sempre il momento di farsi interrogare dalle parole del Papa. Tutto ciò mi suscita un’ulteriore considerazione: il cristiano è uno che si lascia mettere in movimento dalla parola del Vangelo, annunciato nella Chiesa. La coscienza del cristiano è sempre in “riforma”: le sintesi raggiunte, le convinzioni, sono sempre provvisorie, perché il Vangelo e lo Spirito spingono a un di più di comprensione e di applicazione alle situazioni più diverse, di quelle parole apparentemente uguali. Nessun cristiano può dire di aver già capito tutto. Il cristiano per questo non s’irrigidisce nelle sue sintesi politiche e, soprattutto, non è mai chiuso al dialogo, specie con i fratelli nella fede: essi, infatti, nella misura in cui vivono autenticamente la ricerca e l’ascolto del Vangelo, sono sempre portatori di un frammento di verità, che merita quanto meno di essere ascoltato. Inoltre rimane vero che non tutto è compatibile con il Vangelo: il cristiano, pertanto, quando sceglie una parte politica, lo fa sempre in modo “critico”, per custodire sempre la “perla” della propria coscienza. Le questioni che anche la politica oggi pone di fronte alla nostra coscienza sono molto grandi: il rispetto della vita in tutte le sue fasi (penso all’aborto, o ai tentativi di introduzione di pratiche eutanasiche); l’attenzione ai più fragili, agli emarginati, agli stigmatizzati, agli ultimi; la crisi ecologica tremenda alla quale stiamo andando incontro; le questioni dell’economia. Sono temi che non ci portano lontani dal messaggio di Gesù: lo evidenziava già Giovanni Paolo II quando diceva che l’uomo concreto, con la sua dimensione personale e sociale, è «la prima strada che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione: egli è la prima e fondamentale via della Chiesa, via tracciata da Cristo stesso». Di fronte a tali temi la nostra coscienza di cristiani è sempre inquieta, umile e in movimento. Ogni cristiano cerca compagni di strada che – anche se partono da posizioni diverse – abbiano la stessa umiltà e voglia di cercare, di interrogarsi, di contaminarsi, senza alzare muri immobili di divisione, di giudizio, di esclusione; ogni cristiano cerca fratelli e sorelle che abbiano voglia di farsi provocare continuamente e profondamente da quel Vangelo sempre uguale ma sempre vivo e tagliente, che continuamente ci destabilizza nelle nostre certezze. A volte il dibattito su questi grandi temi, nelle nostre comunità e nella nostra città, sembra irrigidito su posizioni ideologiche o latente per timore del confronto o di mettere in discussione le personali provvisorie convinzioni. È importante, allora, come cristiani essere sale nella società, coscienze in movimento, fermenti di dialoghi vivaci e rispettosi, capaci di generare continuamente visioni nuove. Sant’Antonio, venuto a Padova, ha declinato l’immutabile Vangelo nella situazione di questa città. Con la sua coscienza e le sue parole ha fatto vivere il messaggio di Gesù nella concretezza della vita, estraendone la capacità trasformatrice. Uniti attorno al Vangelo e al messaggio forte che il Santo ci ha trasmesso, lasciamo che esso ci scuota, ci faccia abbandonare le sterili contrapposizioni di interessi e di posizione, ci metta in dialogo fecondo e ci renda capaci di farlo vivere in sintesi nuove per il bene di tutti. Claudio Cipolla, vescovo di Padova".

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