Un bronzo che vale oro: terzo posto per Padova nella classifica dei Comuni più virtuosi

Stando allo studio effettuato dall'Osservatorio Cottarelli: la città del Santo è preceduta solo da Pisa e Parma nella graduatoria dei 52 Comuni capoluogo di provincia nelle Regioni a statuto ordinario con più 80mila abitanti

L'ha spuntata "al fotofinish" su Piacenza. E ora può giustamente vantarsi: Padova conquista il terzo posto nella classifica dei Comuni più virtuosi ed efficienti d'Italia, stilata dall'Osservatorio Cottarelli.

L'analisi

Come si legge sul proprio sito ufficiale, l'Osservatorio dei conti pubblici italiani - presieduto da Carlo Cottarelli - dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha rielaborato "le informazioni raccolte da Sose Spa, una società partecipata dal Ministero delle Finanze e da Banca d’Italia, nell’ambito dei lavori sui fabbisogni standard dei comuni", e questi dati riguardano il 2016. Ma in cosa consiste questa graduatoria? Questa la spiegazione testuale dell'Osservatorio: "La classifica utilizza un indicatore di efficienza basato sul confronto tra un indicatore di spesa e un indicatore di offerta di servizi. L’indicatore di spesa ci dice di quanto la spesa di un comune differisce dalla spesa “standard” (o fabbisogno standard) che un comune con certe caratteristiche dovrebbe avere. L’osservazione di una spesa superiore allo standard non indica necessariamente una inefficienza. La spesa potrebbe essere maggiore dello standard perché il comune offre una maggiore quantità di servizi. È per questo che, per misurare il grado di efficienza, occorre confrontare se un eccesso della spesa rispetto allo standard può essere spiegato dall’indicatore di offerta, che invece misura quanto la quantità offerta di servizi differisce dalla media. Questo confronto, tra indicatore di spesa e indicatore di offerta, viene effettuato per sei funzioni svolte dai comuni: la viabilità ed il territorio, l’istruzione pubblica (inclusi gli asili nido), le funzioni generali di amministrazione e controllo (es. gestione del personale comunale), le funzioni di polizia locale, i servizi inerenti al settore sociale a carico dei comuni (es. strutture residenziali di ricovero per anziani) e lo smaltimento rifiuti. L’indicatore di efficienza complessiva è calcolato come media ponderata dei sei indicatori, con pesi che riflettono la quota, rispetto al fabbisogno standard totale, di ogni funzione di spesa. I pesi utilizzati per ciascuna materia sono riportati di seguito nella Tavola 1. Gli indicatori relativi alla spesa e all’offerta di servizi e quindi l’indicatore di efficienza si riferiscono al 2016 sulla base dei dati pubblicati da Sose Spa".

Osservatorio Cottarelli pesi-2

I risultati

L'Osservatorio spiega infine come interpretare i risultati elaborati, che "si riferiscono ai 52 comuni capoluogo di provincia delle regioni a statuto ordinario con una popolazione sopra agli 80mila abitanti. I risultati per i restanti comuni italiani verranno pubblicati nei prossimi giorni una volta acquisiti in via elettronica le informazioni per tutti gli 8.000 comuni italiani. Nell’interpretare la Tavola 2 occorre ricordare che l’indicatore di efficienza nell’ultima colonna risulta dalla combinazione degli indici di spesa e di offerta delle due colonne precedenti. Per esempio, il comune in vetta alla classifica, Pisa, risulta primo perché con una spesa non molto di poco superiore allo standard, riesce a offrire servizi in quantità molto superiore alla media per una città di quelle dimensioni. Seguono Parma, Padova e Piacenza che registrano una simile composizione di punteggio: una spesa standard molto vicina rispetto a quella storica e un punteggio in termini di quantità di servizi offerti piuttosto alta. A metà classifica troviamo quei comuni che registrano un indicatore di efficienza prossimo allo zero, ovvero quelle città per cui uno scostamento della spesa viene compensato da uno scostamento di pari entità nella quantità dei servizi offerti. Fanno parte di questa categoria comuni come Milano, Novara, Andria e Roma. La composizione dei punteggi, però, raccontano storie differenti. Mentre i due capoluoghi lombardi offrono un livello dei servizi decisamente più alto rispetto agli altri (circa il venti per cento maggiore rispetto alla media), ma a costi un po’ più elevati, Roma tende ad offrire un livello di servizi decisamente più basso, ma caratterizzato da costi più bassi. A chiudere la classifica troviamo Foggia, che registra un indicatore di spesa tutto sommato in linea con la media, ma accompagnato da un livello di servizi di circa il 70 per cento inferiore agli altri comuni simili per fascia di popolazione. Anche Brindisi, altro capoluogo pugliese, occupa una posizione bassa nella classifica, con un livello di spesa complessivo del 30 per cento più alto dello standard (del 50 per cento più alto per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti e quasi doppio per quanto riguarda la spesa per il settore sociale). Napoli, terzultimo in classifica, registra una spesa leggermente superiore allo standard, ma è caratterizzato dal secondo livello dei servizi più basso tra tutti".

Osservatorio Cottarelli classifica-2

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