Coldiretti: viti resistenti per una nuova sostenibilità dei vigneti

Sessant’anni di studi scientifici, dibattito aperto a Legnaro tra produttori e consumatori. Il viticoltore padovano Toniolo pioniere: «Esperienza positiva, ridotti i trattamenti»

“Sessant’anni di ricerche sul fronte dei vitigni resistenti e il dibattito è ancora tutto aperto tra scienza, produttori e consumatori”.  E' quanto è emerso a Legnaro in Corte Benedettina al.convegno organizzato da Coldiretti Veneto sulla sostenibilità in viticoltura. La prima parte, aperta dai saluti del Presidente Daniele Salvagno, e' stata curata dai docenti universitari di Padova Eugenio Pomarici, di Udine Raffaele Testolin e di Michele Zanardo del Comitato Nazionale Vini che hanno sottolineato una realtà effettiva di 20 varietà incrociate tra specie europee e internazionali gia' iscritte al catalogo e pronte a dare uva da vino e da tavola Igt anche in Veneto.

I viticoltori

Al vaglio le nuove specie con madre Glera e Raboso. Attualmente su circa 90mila ettari regionali 147 sono vocati a questa scelta praticata da alcuni viticoltori trevigiani, padovani e bellunesi. La curiosità da parte dei cittadini e' significativa per questa nuova frontiera che interessa per gli aspetti ambientali oltre che per la qualità del prodotto enologico che sarebbe ottenuto con l'85% in meno dei trattamenti nei casi di malattie come peronospora e oidio. Durante la tavola rotonda, Gianluca Fregolent della Direzione Agricoltura Regione Veneto ha detto che sulle viti  resistenti si deve prestare attenzione e dare risposte, nelle denominazioni esistenti. «Cogliere l'opportunità di utilizzare entro il 15 per cento varietà resistenti - ha precisato - che potranno essere utilizzate vicino a luoghi pubblici, asilo, scuole, corsi acqua. L'agricoltura deve avere pari dignità delle altre attività». 

I colli euganei

Il viticoltore padovano Michael Toniolo ha introdotto lo scorso anno i vitigni residenti nella sua azienda “Parco del Venda” sui Colli Euganei: «abbiamo iniziato con un ettaro e mezzo di rosso e l’esperienza è più che positiva, le uve raccolte sono ottime e il vino è buono, inoltre abbiamo ridotto i trattamenti e non abbiamo l’ansia di correre in vigneto a trattare subito dopo una pioggia. Quest’anno pianteremo altri due ettari”. In Trentino Erika Pedrini ha intrapreso questa strada 22 anni fa ed è entusiata: "Coltiviamo la terra proteggendola, mantenendo l'armonia con territorio. Per la peronospora non facciamo alcun trattamento e così abbiamo ridotto a zero le emissioni di anidride carbonica in atmosfera».

Il patrimonio

Margherita Lucchin dell'Università di Padova è convinta di questa opportunità: «Non c'è introduzione di dna quindi è una strada che ci permette di valorizzare il nostro patrimonio - ha insistito -  andando a "spegnere" uno o due geni su 30 mila non si cambiano le caratteristiche qualitative dei vitigni".  Pietro Piccioni direttore di Coldiretti Veneto ha chiesto a gran voce di  definire un percorso oggettivo:"Il tema non riguarda solo l'agricoltura ma tutto il sistema economico». 

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