Come si vive in quarantena? Lo abbiamo chiesto allo sceneggiatore padovano Francesco Barilli

Scrittore e giornalista di origine padovana, vive a Codogno, dove ora si trova blindato in casa a causa del Coronavirus. Codogno come altri dieci comuni del lodigiano e Vo' Euganeo è "chiusa" da decreto straordinario del Governo

Francesco Barilli è nato a Selvazzano e scrive sceneggiature per la casa editrice padovana Becco Giallo. Quelli delle graphic novel per intenderci, che è poi una sorta di giornalismo illustrato a fumetti. Scrittore e giornalista di origine padovana, vive da venticinque anni a Codogno, dove ora si trova blindato in casa a causa del Coronavirus. Tra i titoli i più recenti pubblicati dalla casa editrice padovana,  "Piazza Fontana", "Piazza della Loggia" e la biografia a fumetti di John Belushi. 

Decreto

Codogno come altri dieci comuni del lodigiano e Vo' Euganeo sono luoghi inaccessibili da decreto straordinario del Governo in quanto considerati focolai del virus. Francesco vive a Codogno con sua moglie Maria e i suoi due figli.

Coronavirus

Lo raggiungiamo al telefono per farci raccontare come si vive la condizione di blindato in casa. «Dopo che venerdì si è saputa la notizia del caso di infezione dal coronavirus il perimetro di questi dieci paesi è stato blindato. Io lavoro fuori da questo paese ma non potendo uscire sono costretto a stare a casa». Ma quindi ci sono già dei blocchi stradali presidiati? «Se fisicamente ci siano dei blocchi non si può dire perché non sono uscito più ovviamente. Codogno è spettrale in questi giorni, non c’è in giro nessuno». Raccontaci un po’ di te: «Dopo aver passato l’infanzia a Selvazzano mi sono trasferito con la famiglia a Cremona e successivamente a Codogno dove mi sono sposato. Sono venticinque anni che vivo a Codogno. Siamo tutti e quattro casa, anche mia moglie non può lavorare e i miei figli non possono andare a scuola».

Codogno

Avete pensato a farvi una scorta di cibo o di generi di prima necessità? «All’inizio il comune di Codogno ha chiuso tutto, poi ha deciso di lasciare aperto alcuni alimentari». Non è chiarissima la situazione per voi che vivete lì. «Siamo in balia degli eventi. In questo momento l’ordinanza del sindaco prevede l’apertura dei negozi per generi alimentari o comunque di prima necessità dove ci si potrà recare muniti di mascherina e ovviamente anche i commercianti la dovranno indossare. Ma tutto questo si comprenderà bene solo da lunedì 24, domani». Stando a casa che informazioni hai di dove vivi: «Qui ospedale e pronto soccorso sono chiusi e i mezzi pubblici che dovrebbero servire questo come altri centri, non si fermano a Codogno. Se guardi fuori aprendo la finestra, c’è il deserto».

Mascherine

Le avete le mascherine? Nel caso ci fosse la necessità di uscire: «Le mascherine le avevamo in casa perché le utilizziamo per pulire il camino, ma già venerdì a Codogno erano finite, introvabili. Noi figurati che ne abbiamo anche una con il filtro», dice lasciandosi scappare una mezza risata. «Solo domani sapremo se arriverà tutto qui, magari tramite la protezione civile. Come tutte le situazioni di emergenza si sviluppano ora dopo ora. Nessuno sa quando finirà. Questo rende tutto estraniante, vivere nella totale incertezza di non sapere né come si evolverà e neppure quando finirà».

Domande

Poi si lascia un po’ andare, ma il suo non è uno sfogo fine a se stesso: «Per quanto non potremo uscire da qui? Non si potrà mica non andare al lavoro o a scuola per un tempo troppo prolungato. Come si può sostenere una economia improduttiva per settimane o chi lo sa quanto? Sono tutti interrogativi che ci poniamo, senza neppure voler entrare nella valutazione di come questa emergenza sia stata gestita, cosa di cui però bisognerà pur rendere conto, prima o poi».

Paura e social network

Avete paura? «Sinceramente no, non abbiamo paura. E’ però la quotidianità che diventa così diversa dal solito che disorienta. Paura quindi no, ma una giusta dose di attenzione a come si evolve la situazione, ci vuole. Magari ne scriverò di quello che stiamo vivendo, anzi è sicuro». Cosa altro ti ha colpito di quanto sta accadendo in questi giorni? «Quello che percepisco, sui social, ad esempio, non sempre è positivo. Venerdì si parlava malissimo del paziente uno. Si sono lette cose davvero spiacevoli su quella persona.  Come fosse un untore consapevole, da punire». Poi racconta un episodio specifico che riguarda Codogno: «Sempre nelle prime ore del venerdì girava sui social il video di un posto di blocco dei carabinieri con dei grandi fari per illuminare. Questo per dire che la città era chiusa. Magari domani sarà vero ma due giorni fa era falso. E il video risaliva a sei mesi fa, quando si stavano allestendo dei fari su delle tribune e c’erano i carabinieri a garantire la sicurezza di chi lavorava e di chi transitava. Una cosa che quindi non c’entra nulla con l’attualità. Però questo tipo di messaggi ha alimentato la psicosi. C’è già abbastanza paura, non alimentiamola, bisogna avere senso di responsabilità in questi casi e non sempre tutti ce l’hanno». E la gente di Codogno? «Ho visto una comunità preoccupata, magari spaventata ma ragionevole, non nel panico».

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