MERICORDO '60. Ingresso proibito in chiesa per le donne con la minigonna

di Gianni Trivellato - Usi e costumi della Padova anni Sessanta, quando la senatrice Lina Merlin divenne famosa per la sua legge e quando Maria Callas soggiornò in via Carducci

Minigonna negli anni Sessanta (fonte: ospitiweb.indire.it)

Siamo agli inizi degli anni Sessanta e una stilista britannica, Mary Quant, lancia la moda della minigonna. In poco tempo, quasi a voler significare una sorta di ribellione da parte del mondo femminile, (erano gli anni dei movimenti Sessantottini), le gonne andarono accorciandosi sempre più, di molto sopra il ginocchio. Questa moda trovò l'entusiastica adesione da parte delle più giovani, ma fu fortemente e a lungo osteggiata dalle persone più anziane. Allora a Padova c'erano due giornali, il Gazzettino e la Gazzetta del Veneto, quest'ultima una pubblicazione quotidiana che usciva nelle edicole nel tardo pomeriggio. Ricordo bene che per lungo tempo entrambi i giornali ospitarono lettere di cosidetti "benpensanti", in particolare legati agli ambienti cattolici, che lanciavano strali contro una moda definita senza mezzi termini scandalosa e volgare. In una lettera pubblicata sul Gazzettino, la presidente di una associazione  religiosa, dopo aver lanciato anatemi contro le giovani che "mostravano le gambe", chiudeva la sua missiva scrivendo: "Caro direttore, ci mancherebbe ora che qualche stilista decidesse il tramonto della gonna per far indossare alle donne, giovani o meno giovani, i pantaloni!". Leggendo quanto scrivo, le giovani padovane di oggi resteranno allibite, ma basti dire che per i pantaloni di massa bisognerà aspettare la metà degli anni Sessanta, se non il '68. Nella vita di tutti i giorni, per le donne cosidette normali, i pantaloni prima di allora erano un indumento sconveniente e inappropriato, soprattutto in città, a scuola, in ufficio, al ristorante.

I FRATI INFLESSIBILI. Fortemente critiche nei confronti del nuovo capo di abbigliamento furono anche le massime gerarchie della Chiesa, con ovviamente in testa la Santa Sede, in quanto la gonna corta fu ritenuta un abito degradante per la donna. La totalità dei parroci padovani si unì a questa battaglia, sia in città che in provincia, vietando l'ingresso nelle chiese alle ragazze che vestissero "quell'immorale indumento". E altrettanto severi si mostrarono i frati della Basilica: ingresso vietato al Santo alle donne che mostrassero più o meno velatamente le gambe. Nel cercare di contrastare la diffusione delle minigonne non vennero usate solo questioni di morale, ma addirittura sanitarie: diversi medici iniziarono ad indicare nel nuovo indumento la possibile causa di reumatismi e perfino problemi circolatori!

FISCHI PER LE FEMMINISTE IN PIAZZA INSURREZIONE. "La vita di una donna - mi diceva tempo fa una mia cara amica - ancora oggi non è certamente facile. Per giungere alla parificazione tra i due sessi si sono indubbiamente fatti grandi passi, ma molta strada è ancora da fare, soprattutto per controbattere la violenza di cui purtroppo in molti casi le donne sono vittime". Un discorso che mi ha riportato agli anni Sessanta quando le donne scesero nelle piazze per rivendicare i loro diritti, lottando per sconfiggere quella che fu definita come la "discriminazione della sottana". Una battaglia che ricordo bene fece una sua iniziale timida apparizione anche a Padova, una città dove vigeva ben radicata una secolare tradizione cattolica e dove il primo posto in tutti i settori della vita pubblica spettava al maschio. In una piovosa mattina di un 8 marzo fine anni Sessanta, un corteo di coraggiose femministe, con tanto di cartelli e cori inneggianti alla parificazione, fu accolto da fischi e sberleffi in piazza Insurrezione. E per prevenire pericoli maggiori dovette intervenire una nutrita pattuglia di vigili urbani.

DA PADOVA LO STOP ALLE CASE CHIUSE. Eppure proprio Padova può vantare un primato in fatto di protagonismo femminile, grazie ad un personaggio che in quegli anni, oltre che assumere un posto di primo piano a livello politico, divise a metà l'opinione pubblica nazionale. Questa donna si chiamava Lina Merlin, nacque a Pozzonovo il 15 ottobre del 1887 e visse la giovinezza con la famiglia in Corso Vittorio Emanuele, conseguendo poi all'università l'abilitazione all'insegnamento del francese nelle scuole medie. Dopo la fine della guerra cominciò a dedicarsi attivamente alla politica e fu tra le fondatrici dell’Unione Donne Italiane (Udi) di cui sarà presidente nazionale fino al 1953, mentre nel 1958 vennne eletta al Senato, unica donna senatrice in Italia in quella legislatura. E sempre sedendo sugli scranni del Senato vinse la battaglia che la rese famosa in tutta Italia, e non solo, riuscendo a far approvare la proposta di legge per l'abolizione delle case chiuse, legge che da lei prese il nome. Nel 1963, all'età di 76 anni, si ritirò dalla vita politica e visse con la nipote Franca in piazza dei Signori, per concludere la sua esistenza come ospite alla Casa di Riposo "Nazareth", dove morì nell'agosto del 1979.

VILLA CALLAS A MONTEGROTTO. Altri illustri personaggi femminili diedero fama in quegli anni a Padova, chi direttamente e chi indirettamente. In primo piano la grande mezzosoprano Lucia Valentini, nata e cresciuta da giovane nel quartiere del Torresino, che raccolse trionfali successi in tutto il mondo e che purtroppo morì prematuramente per un morbo insanabile, e la nuotatrice Novella Calligaris che fu la prima atleta italiana a vincere una medaglia d'oro nel nuoto. Ancor più meritevole di lodi ed applausi perchè all'inizio della sua carriera di nuotatrice dovette allenarsi nel nuovo complesso della Paltana, che a quei tempi poteva contare su una...sola piscina!. Ma pochi sanno che più volte fu ospite in città e in provincia un'altra grandissima cantante, Maria Callas che, reduce da alcuni concerti a Verona, soggiornò più volte in due ville dell'allora marito Giovanni Battista Meneghini, una in via Carducci a Padova e l'altra a Montegrotto, ancora oggi conosciuta come "Villa Callas".

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Commenti (1)

  • Avatar anonimo di 3iposo3terno
    3iposo3terno

    Perché cacciare dalla casa del Signore le giovani peccatrici, quando nostro Signore in quei tempi accoglieva tutti nella sua casa? Se proprio qualcuno non può fare a meno dell'accoglienza, basterebbe dispensare le giovani donzelle a  fare la genuflessione.

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