La "vecchia Padova", tra Fiera e Canton del Gallo

Al giorno d'oggi il Canton del Gallo è una sorta di isola pedonale, ma per anni fu un vero e proprio snodo urbano della città. Al centro dell'incrocio era sistemata una pedana sulla quale salivano a turno i vigili per dirigere il traffico

Il canton del gallo in una foto storica pubblicata da skyscrapercity.com

Intendo dedicare qualche capitolo dei "mericordo", con un po' di malinconia e qualche rimpianto, al sistema viario della vecchia Padova, quella che frequentavo ai tempi del liceo Tito Livio e poi dell'Università. Non ci sono dubbi che con il passare dei decenni il volto della città sia profondamente cambiato, sia al centro che in periferia. Prendiamo il Canton del Gallo. Come prima cosa credo siano pochi i padovani, soprattutto tra i più giovani, che sanno quale possa essere l'origine di questo nome. Così scartabellando tra antiche cronache, e senza pretendere il titolo di grande storico, ho appreso che esistono due versioni. C'è chi dice che attorno al mille vi sorgesse una locanda, o meglio osteria, con attiguo un orto dove troneggiava un ricco pollaio. E alle prime luci dell'alba gli abitanti dei dintorni venivano spesso destati dal canto di un paio di galli. Secondo altri ricercatori invece il nome deriverebbe dal fatto che l'insegna che troneggiava sull'ingresso della vecchia osteria raffigurava un gallo. In ogni caso il Canton del Gallo è il punto in cui ancora oggi si incrociano tra loro via Roma, via San Francesco, via Otto Febbraio e via San Canziano. In poche parole è sempre stato considerato dai padovani il punto centrale della città.

LE FILOVIE IN VIA ROMA. Al giorno d'oggi il Canton del Gallo è una sorta di isola pedonale, ma per anni fu un vero e proprio snodo urbano della città. Al centro dell'incrocio era sistemata una pedana sulla quale salivano a turno i vigili per dirigere il traffico. Sembrerà impossibile, ma le filovie, come del resto le auto, imboccavano via Roma nei due sensi per giungere fino in Prato. Ovviamente meno intenso era il traffico imboccando via San Francesco e oltre il Ponte San Lorenzo, oggi raggiungibile attraverso un sottopassaggio, dal momento che il canale è stato ricoperto negli anni Sessanta quando venne realizzata la nuova arteria chiamata Riviera dei Ponti Romani. Il ponte San Lorenzo pare risalga addirittura all'epoca romana, pochi decenni dopo Cristo e fu rifatto poi nel Duecento.

IL VOLO DI D'ANNUNZIO. Sempre quando frequentavo il Liceo, il professore di storia ci teneva ad insegnarci che Padova salì prepotentemente alla ribalta nazionale in quanto la città diventò, fin dall'inizio della Prima Guerra Mondiale, quartier generale delle nostre forze militari. E a pochi chilometri dal centro cittadino, a Villa Giusti alla Mandria fu firmato l'armistizio che pose termine al conflitto. Altra memoria di cui andar fieri è legata all'ardimentosa impresa di D'Annunzio che realizzò il pacifico ma fortemente propagandistico volo su Vienna: ebbene, quell'impresa ebbe inizio nei pressi del Castello di San Pelagio nel Comune Due Carrare.

LA VECCHIA FIERA. Sempre tornando con i ricordi agli anni Cinquanta-Sessanta, in occasione della Fiera Campionaria il sottoscritto si sentiva un ragazzo privilegiato in quanto, avendo uno zio tra gli organizzatori della manifestazione, potevo visitare la mostra praticamente quasi tutti i giorni. Oggi la cosa farà un po' sorridere, ma in quegli anni la Fiera Campionaria era uno degli eventi più importanti della città, seconda come manifestazione soltanto alla Fiera di Milano. Oltretutto si svolgeva lungo l'arco di quindici giorni e si concludeva in occasione della festa del Santo, il 13 giugno. Divisa in vari settori, culminanti al termine del vialone centrale nel Palazzo delle Nazioni, la Fiera Campionaria esibiva le ultime novità nel campo della tecnologia, dell'informatica, dell'agraria, della medicina e delle scienze in generale, e ovviamante anche degli usi e dei costumi non soltanto della penisola ma anche del resto d'Europa e del mondo. Fu in occasione di una edizione della Fiera dei primi anni Cinquanta che i visistatori furono messi al corrente di una clamorosa e imminente novità chiamata...televisione!

ORIGINE DELLA STANGA. Sempre in tema di traffico viario, una delle escursioni dal più lungo tracciato (siamo sempre negli anni Cinquanta...), era la filovia che partendo dal Bassanello raggiungeva la Stanga, e lì faceva tappa, dal momento che come edifici moderni il piazzale poteva contare solamente sul Biri, mentre tutt'intorno era costellato di vecchi manufatti e piccole casupole. Via Turazza e annesse, con relativi grandi edifici, sarebbero sorti qualche decennio più tardi. Poco prima del piazzale, se ricordo bene sul lato sinistro provevendo dal centro città, sorgevano fin dal 1923 le Officine Meccaniche Stanga, con produzione primaria a livello nazionale, tant'è vero che in queste officine furono costruiti tram destinati a Roma, a Trieste e perfino in Sardegna. E sempre poco prima del piazzale, e sempre sul lato sinistro, vi era la sede dell'allora famoso liquore "Pedrocchino Filippi". Ma su quale sia stata l'origine del nome "Stanga" le opinioni divergono. Una leggenda racconta che nel Medio Evo in questo luogo si tenessero dei duelli tra campioni dell'epoca, alla presenza di numerosi spettatori: e per tenere questi ultimi al riparo dei duelli si dice vi fossero delle recinzioni, chiamate "stanghe". Di qui poi la derivazione nel tempo del nome Stanga. Molti storici però definiscono questa una versione troppo fantasiosa, dal momento che in numerose città della Republica di Venezia la parola "stanga" stava a significare la parte orientale delle città stesse, per cui è molto più probabile che l'origine del nome stia più semplicemente a significare "zona posta ad oriente". Appuntamento al prossimo capitolo.

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