MERICORDO. Il papiro di laurea, antica tradizione padovana

di Gianni Trivellato - Spesso esce dalle mura strettamente universitarie e cittadine fino a trovare spazi nelle località di origine o residenza del neo laureato, con buona pace di parenti e famigliari e magari anche del parroco di paese

La lenzuolata di papiri di laurea al Bo

Viviamo negli anni delle grandi tecnologie e il nostro paese soffre in particolare il problema del lavoro, con in primo piano, purtroppo, un forte tasso di disoccupazione giovanile. Nonostante questo, io intendo ugualmente dedicare un piccolo angolo alla spensieratezza e all'ottimismo, richiamandomi ad una tradizione che ha antiche radici nostrane e cioè nella patavinitas: la goliardia. I goliardi ci sono, esistono e resistono. Ridono del mondo perché sanno innanzitutto ridere di se stessi. Spesso vengono accusati di essere sciocchi, dei perdigiorno, degli sfaticati. In occasione di certi appuntamenti vestono paramenti bizzarri che sono comunque retaggio della storia: perchè in un certo modo il mondo studentesco, a Padova, ha segnato capitoli importanti di questa città.

L'ANTICONFORMISTA. E poi, da sempre, oggi come ieri, la goliardia è ed è stata una voce forte contro il conformismo e la massificazione che appiattisce e livella. Era un anticonformista ieri, il goliarda, quando con i suoi sberleffi irrideva i potenti, mentre tutti gli altri chinavano il capo in silenzio. Ed è un anticonformista ancora oggi, perché va orgoglioso dei suoi valori, mentre tutti gli altri non ne hanno più nemmeno un briciolo e perché ricorda ancora cosa significa saper ridere dei poteri forti in un’epoca in cui troppo spesso persino la satira degenera in volgare oltraggio oppure, ancora peggio, in calunnia.

UN PAPA' SARDO. Il mezzo più importante con cui lo studente universitario raconta la sua storia è il papiro, che potremmo definire una sorta di ''attestato di fine carriera'' prima di entrare nel mondo serioso della cosidetta età matura. A Padova i primi papiri vengono datati all'inizio del secolo scorso, disegnati con vignette che in qualche modo alludono alla realtà cittadina, ma che pare non fossero ancora conditi di satiresche annotazioni. Il papiro di laurea vero e proprio sarebbe nato attorno agli anni Venti, grazie all'iniziativa di un noto caricaturista di quell'epoca, uno studente sardo. Si racconta che oltre che per i pairi, costui fosse diventato celebre in città anche attraverso la collaborazione ad una settimale in cui prendeva in giro politici, intellettuali e professori universitari. Nei papiri di laurea, comunque, i neodottori venivano descritti in maniera ironica e con non velati riferimenti ai suoi piaceri per il vino, il cibo e le belle donne. Sempre in quel periodo, i papiri portano firme di caricaturisti autorevoli come il famoso Toni Menegazzo, meglio conosciuto come Amen.

GLI ANNI D'ORO. Il rito del papiro ebbe modo di sopravvivere anche durante il Ventennio fascista ma conobbe ovviamente un naturale declino durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato dopoguerra, con un'Italia ridotta a pezzi e poco voglia di scherzare e ridere anche tra le mura dell'università. Ebbe una sorta di vera e propria rinascita negli anni Cinquanta, che potremmo forse definire come gli anni d'oro della goliardia a Padova, sia per un ritrovato benessere sociale e sia per l'aumentare del numero degli studenti. Ricordo benissimo che sui papiri, in quegli anni, appaiono sempre più frequenti i riferimenti alla sfera sessuale del neo dottore e ai suoi vizi più che alle sue virtù. Autori che potremmo definire storici di molti papiri dell'epoca furono Vittorio Dal Piaz e Carlo Barotti, che furono anche tra i fondatori della famosa orchestra polifonica Vitaliano Lenguazza.

ARRIVA IL COMPUTER. Oggi l'avvento delle nuove tecniche ha offerto agli autori dei papiri il contributo di nuovi mezzi, come la fotografia e il computer, ma la fisionomia del papiro è rimasta inalterata anche se si è accentuata la tendenza a mettere in rilievo gli aspetti sessuali della vita del laureato, sia esso maschio che femmina. Così il neo dottore o la neo dottoressa vengono descritti nelle vignette e nei testi con espliciti riferimenti agli attributi sessuali e alle avventure amorose. In ogni caso, la tradizione del papiro esce dalle mura strettamente universitarie e cittadine fino a trovare spazi nelle località di origine o di residenza del neo laureato, con buona pace soprattutto di parenti e famigliari e magari anche del parroco del paese.

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