MERICORDO. A Pasqua il grande Galilei gradiva il bollito alla padovana

di Gianni Trivellato - Mio nonno asseriva che nella vita del grande scienziato non c'era solo il pendolo di Pisa! Le tradizioni locali del tempo pasquale: dalle uova alla "fugassa"

Ragazzi e ragazze del paese andavano in giro nelle varie contrade e fattorie chiedendo di avere in regalo le uova

Non c'è nessuno di noi che non sappia chi è stato Galileo Galilei, quel grande scienziato vissuto a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento che dovette a lungo controbattere le teorie di allora secondo le quali la Terra era al centro dell'Universo e il Sole vi girava attorno. E a scuola abbiamo imparato che, osservando un lampadario nel Duomo di Pisa, e partendo dalle sue pur lente oscillazioni, Galilei coniò la celebre frase passata alla storia, "eppur si muove!", deducendo quindi che era la Terra a muoversi attorno al Sole. Questo è quello che ci insegnano a scuola. Mio nonno di campagna asseriva però che a scuola insegnano soltanto le cose ritenute serie, trascurando episodi di vita considerati normali e quindi più banali, che al contrario possono essere gustosi e degni di essere conosciuti, oltretutto donando a personaggi di grande rilievo una dimensione più umana.

UNA BUONA FORCHETTA. Nel caso di Galileo Galilei forse non tutti ricorderanno che lo scienziato toscano visse dal 1592 al 1610 a Padova, dove insegnò matematica alla nostra Università, anni che Galilei definì in un suo scritto come i più piacevoli della sua vita. Anche perchè, asseriva sempre mio nonno che era un gran cultore e ricercatore di cose antiche, quelle più spicciole e ingiustamente considerate banali, Galileo era una buona forchetta, uno insomma cui piaceva mangiar bene. E a quanto pare Galilei prediligeva sulla tavola pasquale il gran bollito alla padovana, di cui andava molto ghiotto, con una cottura storicamente "codificata" già nel Seicento, accompagnata nel piatto con salse, mostarde o senape.

IN GIRO PER LE CONTRADE. Tante sono le abitudini e le tradizioni che si sono perse con il passare del tempo e con la modernità. Oggi i più giovani apprezzano come regalo un telefonino, o meglio ancora il motorino, mentre nelle nostre campagne, ancora sul finire dell'Ottocento, vigeva a Pasqua un'usanza per cui ragazzi e ragazze del paese andavano in giro nelle varie contrade e fattorie chiedendo di avere in regalo le uova. E le ottenevano con grande facilità perchè la gente era contenta di dargliele, dal momento che durante le settimane di Quaresima la Chiesa proibiva di mangiare uova. Le galline però continuavano a farle e quindi le uova si accumulavano nelle dispense, fino a quando a Pasqua potevano essere mangiate e molte venivano donate, soprattutto ai ragazzi.

LE UOVA COLORATE. Dai tempi antichi è stata tramandata un'usanza molto in auge anche ai giorni nostri, quella delle uova colorate. Ricordo benissimo come in casa mia si cominciasse a prepararle già alcuni giorni prima della Pasqua e il tutto veniva fatto con una meticolosità degna di un grande evento. Prima ovviamente la cottura per farle diventare sode e poi, una volta raffreddate, cominciava la lenta ma variegata colorazione, che in casa mia, quando ero ragazzo, ricordo fosse una specialità di mio padre. Venti o trenta che fossero, queste uova colorate venivano gelosamente custodite in vista nel salotto di casa e la domenica di Pasqua, prima del pranzo, si accendeva tra i commensali quella simpatica tenzone, in uso ancora oggi, per cui vince chi battendo il suo uovo sopra la punta dell'uovo altrui, conserva l'uovo intatto e, oltre all'applauso di tutti i presenti, ottiene anche una fausta previsione per la sua vita futura.

LA STORICA "FUGASSA". Tradizione altrettanto padovana, e anche in parte vicentina, è la "fugassa" pasquale e un tempo tutti i fornai ne preparavano delle grandi quantità, mentre fino a molti anni fa venivano preparate anche in molte famiglie. Mia nonna di campagna ricorda che quando era piccola, c'era il rito della preparazione della fugassa, che - tra il tempo di lievitazione e di impasto - richiedeva un impegno di ben due giornate. E aggiungeva un particolare oggi impensabile: e che cioè il luogo più caldo e quindi più indicato nel quale far lievitare la pasta era, in quei tempi, la stalla; bisognava però fare attenzione che il calore proveniente dai corpi e dal respiro delle mucche non fosse eccessivo: in quel caso, occorreva arieggiare il locale ogni tanto. Altri tempi, altre abitudini, eppure non sono passati tanti secoli... In ogni caso, Buona Pasqua a tutti voi!

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