MERICORDO. "L'andar per erbette" retaggio di un tempo passato

di Gianni Trivellato - Nei giorni di mercato, a Bagnoli come a Conselve, e probabilmente in altri centri della nostra provincia, si vedevano ragazzini che vendevano piccoli mazzetti di bruscandoli, raccolti nelle vicine campagne

Modernità e progresso stanno cancellando dalla nostra quotidianità usi e tradizioni che hanno radici nei secoli. E così vien da dire sempre più spesso...c'era una volta! Sì, c'era un tempo, poi non tanto remoto, in cui le donne di casa, o i vecchi nonni in salute, andavano a raccogliere erbette nei campi o lunghe le sponde dei fiumi, erbette di vari tipi e comunque raggruppate sotto il nome scientifico di piante alimurgiche. Erano soprattutto i primi tepori della primavera a favorire queste sortite "fuori porta'', con benefiche e salutari passeggiate nelle campagne adiacenti le città, un'abitudine che, lo ricordo benissimo, era molto diffusa anche nel padovano. Purtroppo molte delle belle cose antiche al giorno d'oggi stanno un po' alla volta cedendo il passo a più moderne costumanze dove, a farla da padroni, imperano veri e propri tiranni della nostra vita quotidiana, in primo luogo la tv e il computer.

UN DONO DELLA NATURA. Ricordo benissimo come frequantatissime fossero le strade di campagna poco oltre gli abitati di periferia, talune fin sotto i Colli, altre nei dintorni di Limena o degli altri Comuni della provincia. Una raccolta che richiedeva pazienza e capacità di discernimento tra le erbe buone e quelle cattive, in grado le prime di garantire buoni piatti in cucina ma anche benefici effetti per la salute. Come dicevo prima l'andar per erbette è oggi una pratica sempre meno diffusa e la quasi totalità dei nostri giovani la ignorano completamente. Un vero peccato, perchè queste piante selvatiche sono un dono della natura di cui gli antichi facevano al contrario un buon e assiduo consumo.

L'ORO VERDE. Compio una rapida rassegna di queste erbe, cominciando dalle ortiche. E' vero, se non stai in guardia ti possono pungere ed arrossare per qualche tempo la pelle, e in effetti traggono il loro nome dal latino "urere" che vuol dire bruciare. Raccolte però con la debita attenzione, e una volta cotte, le ortiche, accompagnate come contorni a vari cibi, sono preziose per purificare lo stomaco, ricche tra l'altro di ferro, calcio, potassio e fosforo. Le popolazioni rurali di un tempo battezzarono l'ortica come "l'oro verde", ma le attribuivano anche speciali poteri, dal momento che se tenuta in casa, appesa a qualche muro, si diceva fosse in grado di tenere lontano le negatività. Gli antichi inoltre attribuivano alle ortiche la capacità di stimolare l'attività sessuale, tant'è vero che ai tempi dei romani l'ortica veniva utilizzata anche contro l'impotenza. In questo senso il poeta Ovidio ne suggeriva il consumo in una miscela fatta di uova sbattute, cipolla e pinoli. Volendo, mogli e compagne insoddisfatte, potete anche provarci...

CICERONE IL GOLOSO. Notevoli effetti benefici al nostro organismo apporta anche un decotto di tarassaco, la pianta che cresce soprattutto in primavera e i cui fiori sono di un bel giallo vivo. Una vecchia ricetta medica consiglia il consumo di tarassaco in quanto ha poteri diuretici, depura l'intestino ma è in grado di curare anche i calcoli renali e perfino il colesterolo. Il tutto effettuato per dieci giorni di seguito almeno una volta all'anno. Altrettanto miracolosa era ritenuta la malva: basti pensare che di pietanze a base di questa pianta ne parlò perfino Pitagora e nella Roma Imperiale il grande Cicerone scrisse in una epistola di aver talmente abusato di un pasticcio di malva da dover ricorrere alle cure del suo medico! Nel Medioevo molto apprezzati erano il pane e la focaccia di malva.

LA CICORIA E IL LUPPOLO. Altre piante selvatiche molto apprezzate in passato erano la cicoria e il luppolo. Le foglie della prima, mangiate crude o appena bollite, sono ritenute ottime come stimolanti dell'intestino, oltre che depurative, dissintossicanti e diuretiche. Il luppolo è una pianta molto diffusa nel nostro settentrione e la si può trovare anche in montagna, oltre i mille metri. Il suo infuso combatte l'insonnia, l'inappetenza e i dolori di stomaco. E' utilizzato anche nella fabrica della birra in quanto le conferisce un particolare sapore amarognolo per via degli oli essenziali che contiene. In pianura i fiori del luppolo selvatico sono meglio conosciuti come i bruscandoli e sono molto usati in cucina per la preparazione di frittate e altre pietanze, a cominciare dal famoso risotto di cui personalmente, (lasciatemelo dire) sono molto ghiotto! Ora che la primavera sta arrivando, la raccolta dei bruscandoli è un tipico passatempo delle persone più anziane, ma ricordo bene che un tempo, nei giorni di mercato, a Bagnoli come a Conselve, e probabilmente in altri centri della nostra provincia, si vedevano ragazzini che vendevano piccoli mazzetti di bruscandoli, raccolti nelle vicine campagne. Oggi non ne ho visti più, se ne è persa l'abitudine. Le erbe selvatiche, usate in alimentazione o per scopi curativi, sono senza dubbio un patrimonio ereditato da una cultura contadina magari povera materialmente, ma ricca di una conoscenza e di un rapporto con la natura che purtroppo oggi stiamo sempre più trascurando.
 

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Commenti (1)

  • Avatar anonimo di lovelove
    lovelove

    :-) ottimo articolo...solo che manca la sciopetina o strigoli o carletti non so come li chiamate a Padova :-) mmm che buoni anche quelli!!! :-9 gnam gnam ps: sono d'accordo cmq è un peccato perdere certe tradizioni...i miei genitori e nonni cercano di insegnarmi ad andare a raccoglierla ancora :-) bravi

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