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MERICORDO. Da un'antica tradizione i motti popolari padovani

Gianni Trivellato11 aprile 2012

Giorni orsono un mio caro amico, professore di italiano al liceo, mi ha rimproverato perchè parlando in un gruppo di persone mi ero espresso in dialetto. Ebbene, io trovo che il nostro dialetto padovano sia quasi una lingua, comunque un retaggio di una antica e storica tradizione che, pur vivendo negli anni Duemila, non dobbiamo assolutamente rinnegare. Tant'è vero che nel tempo alcune espressioni popolari sono entrate di diritto nelle nostre conversazioni e talvolta rendono l'idea di un fatto o di una  situazione molto più di una corretta espressione italiana. E allora a questo punto mi sono divertito a "celebrare" alcuni di questi motti tipicamente padovani, con buona pace del mio amico professore.

LA PIETRA DEL VITUPERIO. In un angolo esterno del Palazzo della Regione, sotto il portico che collega piazza delle Frutta a piazza delle Erbe, esisteva nei tempi antichi una pietra, chiamata pietra del vituperio, dove i debitori insolventi venivano condannati a battere tre volte il sedere, appena ricoperto di una sottile mutanda, ammettendo la propria colpa. Di qui è nato il vecchio detto "restare in braghe de tea". Siete in qualche difficoltà e cercate una qualsiasi via d'uscita, un sollievo anche se parziale: a questa situazione si adatta benissimo il detto per cui "col suto va ben anca 'a tempesta". Come a dire che quando dura da molto il tempo secco, va bene qualunque tipo di pioggia, anche la tempesta.

IL TEMPO È PREZIOSO. Per sottolineare quanto il tempo a nostra disposizione sia prezioso, un altro detto molto popolare è quello che ammonisce come le ore passino purtroppo in fretta e quindi bisogna sbrigarsi: "el soe magna 'e ore". Per la verità questo detto pare sia di origine triestina e ancora oggi viene gridato nei mercati rionali di quella città dai venditori delle varie bancarelle, che esortano le donne a far presto con gli acquisti "parche' el sol batti le ore!", nel senso che se non si accelerano gli acquisti si corre il pericolo che arrivi sera e che il sole tramonti. Sempre in tema di tempo prezioso un incitamento a fare presto in un lavoro per non prendersi poi in ritardo, oppure per non dare fastidio a chi ci accompagna o viene dopo di noi, è ben rappresentato dalla immagine di una processione che se va troppo a rilento davanti, dove ci sono quelli che portano il Cristo, per cui si corre il pericolo che quelli dietro si trovino poi disordinatamente intruppati e che la processione si possa bloccare: "Vanti col Cristo che 'a procesion s'engruma!".

PROVERBIALI MONITI POPOLARI. In passato la gente del popolo ha coniato espressioni che con poche parole riassumono un'intera situazione. Hai uno strappo nei pantaloni e chi prova a metterci una pezza lo fa in maniera maldestra? In questo modo risulta che il rimedio è peggiore del danno per cui alla fine "xe pèso el tacòn del sbrego". Se poi eseguendo un lavoro lo fai bene soltanto a metà, meriti un apprezzamento ma anche un rimprovero per non averlo terminato: "na onta e na ponta", come a dire sia il bastone che la carota. Andiamo avanti. Nel giorno del ricevimento dei genitiori un professore ti dice che tuo figlio, in fatto di condotta, non merita proprio un bel voto perchè in apparenza sembra calmo e tranquillo, ma sotto banco ne combina di tutti i colori. È come la brace ricoperta di cenere che pare spenta, ma al contrario è ancora rovente: "el xe 'na bronsa cuèrta". In buona parte riservato alle donne è, secondo me, il detto per cui due persone sono impegnate in lunghe e fitte conversazioni, sono insomma "buseta e boton", come l'asola e il bottone. "Muso duro e bareta fracà": viso accigliato e berretto ben calcato sulla fronte stanno a significare l'atteggiamento di chi non guarda in faccia a nessuno, è di poche parole e non è amante di convenevoli.

UNA VERA ENCICLOPEDIA. In fatto di detti popolari si potrebbe compilare una vera e propria enciclopedia: io mi sono limitato in questa sede a citare i più comuni. E per finire aggiungo "come ciuciare un musso pa' i ferri", che offre l'immagine di chi si mette a succhiare un asino dalla parte della ferratura.  In parole povere non ricevere alcuna soddisfazione da quello che si sta facendo. Oppure ancora "avere el morbin", non riuscire a stare fermo. A questo punto, se volete, potete continuare voi. Buona ricerca e buon divertimento.

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