Padova da Vivere

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Com'era Padova durante la Belle Epoque: l’albergo diurno Cobianchi di piazza Cavour

L'insegna degli alberghi diurni Cobianchi

La Galleria Cavour, spazio espositivo interrato nell’omonima piazza di Padova, risale agli anni Sessanta, quando il locale è stato ristrutturato e ne è stata cambiata la destinazione d’uso, dopo un periodo di abbandono. Non tutti sanno, però, che cosa c’era prima della galleria. 

L’ALBERGO DIURNO. Prima di questa destinazione, questo spazio ospitava un esercizio davvero singolare ai nostri occhi, ma che ha contribuito a cambiare le abitudini dei cittadini. Si tratta di uno degli “alberghi diurni” che il fantasioso imprenditore Cleopatro Cobianchi aveva lanciato per la prima volta, nel 1911 a Bologna, la sua città natale, per poi aprirli anche a Milano e, a cascata, in molte altre città tra cui Padova. Nella sostanza erano dei bagni pubblici, ma non avevano proprio nulla a che fare con il concetto di bagno pubblico che abbiamo oggi. Si avvicinavano piuttosto al concetto delle moderne SPA, o, ancora meglio, a quello delle terme romane: all’interno di queste cittadelle sotterranee si trovavano bagni in doccia e vasca, ,a anche servizi da salone di bellezza come manicure e parrucchiere, e tutto quello che poteva tornare utile quando si era fuori casa, da telefono al noleggio ombrelli e alla riparazione di cappelli da uomo, e persino un’agenzia ferroviaria e un ufficio di banco e cambio. Il tutto in ambienti raffinati, pulitissimi ed eleganti, progettati secondo i dettami della moda liberty del tempo. 

PIAZZA CAVOUR NELLA BELLE EPOQUE. D’altra parte in piazza Cavour nel 1920 aprì i battenti un altro simbolo di un’Italia che, uscita dalla Prima Guerra Mondiale, aveva voglia di godersi la sua parte di Belle Epoque: i grandi magazzini della Rinascente, la cui prima sede a Padova era il palazzo occupato oggi dall’Upim. E nella stessa piazza c’era il cinema Eden, l’Albergo Savoja-Croce d’Oro e la prima filiale cittadina della Fiat con autorimessa. Al tempo non c’era certo pericolo di imbottigliamenti, visto che ad avere l’auto erano ancora in pochissimi. 

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Commenti (1)

  • Nell'immediato dopoguerra mio padre andava lavarsi al Cobianchi. Io e mia sorella invece ci lavavamo in cucina dentro in mastello di legno. La lettura dell'articolo, per associazione d'idee, mi ha riportato con nostalgia alla mia fortunata e straordinaria infanzia trascorsa in piazzetta Pedrocchi a giocare con i pochi coetanei di allora (ogni piazza del centro città aveva il proprio gruppo di bambini che difficilmente si travasava nelle piazze vicine). L'amico mio carissimo si chiamava Aldo e soffriva, purtroppo, di difficoltà nella deambulazione; in qualche occasione nelle corse che si facevano dalla piazza sino alla vicina "gatta" di Sant'Andrea, prendevo letteralmente Aldo sottobraccio affinché anche lui potesse competere al gioco. Il mio "leone" preferito era quello più prossimo all'albergo Leon Bianco. Il centro città di quei tempi, nell'intorno della piazza Pedrocchi e della vicina chiesa di Sant'Andrea, era paragonabile ad un piccolo borgo nel quale tutti si conoscevano. La tranquillità quotidiana era perturbata il giovedì, giorno di mercato, allorché dalla provincia giungevano centinaia di persone a trattare affari di vario genere: mediatori, venditori ed acquirenti occupavano spazi che andavano dalla piazza sino al fronte del bar Margherita in piazza della Frutta. Caro Aldo non ti ho mai dimenticato. Quando ci rivedremo, se è vero che esiste l'aldilà, correremo ancora nella piazza che senzaltro il Padreterno ci metterà a disposizione.

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