12enne abusato dall'educatore parrocchiale: il primo episodio dopo la visita al Santo

Undici anni dopo l'inizio del calvario, un 23enne ha trovato il coraggio di trascinare in tribunale il molestatore che per anni lo ha vessato. Il 21 settembre il confronto in aula

L'inizio è stato a Padova, dove si è consumato il primo di una lunga serie di abusi che hanno portato un ragazzino, allora 12enne, ad affrontare anni di vergogna verso la propria famiglia e di terapie per superare i traumi subiti da quella che doveva essere una figura di riferimento, anche religioso.

Le molestie

I fatti risalgono al 2007 e coinvolgono un giovane torinese e un educatore parrocchiale che all'epoca organizzava pellegrinaggi e gite. L'uomo, oggi 70enne, sposato e padre di famiglia, per mesi ha molestato l'adolescente, che gli veniva affidato senza remore dalla madre, di cui era molto amico e di cui aveva la piena fiducia, rappresentando addirittura una figura paterna per il giovane dopo la morte del padre.

Il racconto dell'orrore

Ora, a 23 anni, il ragazzo si è presentato in aula e ha raccontato la sua tremenda verità davanti ai giudici del capoluogo patavino, sede del processo dopo il trasferimento da Torino, in quanto luogo in cui si era consumata la prima violenza. Nelle tre ore di udienza ha sciorinato davanti al pubblico ministero Cristina Gava un racconto terribile, in cui emerge come il 60enne facesse leva proprio sulla fiducia e lo stretto rapporto con la madre, molto religiosa, per costringere al silenzio la sua vittima.

Gli abusi

La donna era addirittura presente alla visita che aveva portato la comitiva alla basilica del Santo, nel maggio 2007. Dopo il tour, il pranzo al sacco in un parco, dove è iniziata la persecuzione che per anni ha tormentato il giovane. Il 12enne è stato avvicinato dall'organizzatore che lo ha portato dietro a un arbusto con una scusa, cercando di obbligarlo a compiere atti sessuali. Troppa la paura per confessare tutto alla mamma, così ad ogni nuova gita ha cominciato a corrispondere una nuova violenza. La più grave a Carmagnola, dove l'adolescente è rimasto per ore in balia del pedofilo, chiuso in una stanza con lui.

Il processo

La svolta c'è stata solo dopo lungo tempo, grazie all'aiuto di una psicologa fatta intervenire dalla famiglia che vedeva il ragazzo prostrato e non più in grado di reagire. Da lì l'avvio delle indagini e il processo, prima in Piemonte e poi in Veneto. In aula verranno sentiti anche la madre della vittima e i parrocchiani che in quegli anni partecipavano alle attività comunitarie. L'accusato nel frattempo nega tutto: si attende l'udienza del 21 settembre, che lo vedrà presente personalmente.

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