Concorsi di bellezza, la scusa per adescare ragazzine su Fb: arrestato un universitario

In manette un 23enne veneziano, studente a Padova. Avrebbe contattato minorenni tramite il social network, minacciandole per ottenere da loro foto hard. La difesa: "Colpa di un hacker"

Con la promessa di farle partecipare a concorsi di bellezza, sarebbe riuscito ad adescare numerose minorenni tra i 14 e i 15 anni, contattate tramite Facebook e convinte a mostrargli scatti via via sempre più spinti, dietro la minaccia, in caso di rifiuto da parte delle ragazzine, di pubblicare le loro foto già in suo possesso. Foto che poi avrebbe postato egli stesso sui social delle vittime (provenienti da tutta Italia), di cui sarebbe riuscito a carpire le credenziali per accedere direttamente ai profili personali.

ARRESTATO STUDENTE UNIVERSITARIO A PADOVA. In manette è finito un 23enne della provincia di Venezia, studente universitario a Padova, dove è iscritto alla facoltà di Ingegneria informatica. "Ragazze per concorsi", "Taggo gente bellissima", "La sfida delle foto", "Giada autoscatti concorsi": erano questi i profili Facebook attraverso i quali il ragazzo avrebbe contattato le sue vittime per ricevere foto di nudo autoprodotte. La polizia postale lo ha arrestato, sulla base di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Venezia, dopo essere riuscita a risalire a lui tramite l'indirizzo ip del suo computer. Il pubblico ministero veneziano Elisabetta Spigarelli gli contesta i reati (proseguiti per un paio d'anni) di adescamento di minori, detenzione e diffusione di materiale pedopornografico e diffamazione.

IL MODUS OPERANDI. La scusa con la quale si approcciava alle sue vittime era sempre la stessa: la richiesta di partecipazione a un presunto concorso di bellezza a premi. Tutto partiva come un gioco, così come riferito dalla Polizia postale, in modo che le minori, lusingate dal loro interlocutore, gli inviassero le proprie foto. Successivamente le richieste si facevano più specifiche e insistenti.

"COLPA DI UN HACKER". Il giovane ha già alle spalle una condanna in primo grado a 8 mesi per pedopornografia, attualmente pendente in appello. Il suo avvocato, Marco Locas, ha sostenuto che il suo assistito sia stato vittima di un hacker, che avrebbe commesso i fatti contestati al giovane dopo essersi appropriato del suo indirizzo ip. Mercoledì, il tribunale del riesame ha respinto l'istanza presentata dal difensore del giovane, confermando la misura cautelare in carcere per il 23enne.

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