Gianni Boetto di Adl cobas su arresti per caporalato: "I lavoratori che hanno denunciato senza tutele"

"L'avevamo denunciato un anno fa: 4 euro a giornata per 6 giorni a settimana. Dalle otto della mattina alle otto di sera, con un’ora di pausa. A questo erano costretti"

Il caso di sfruttamento di lavoro nero che è tornato di grande attualità visti gli svluppi dell'inchiesta che hanno portato a due arresti da parte dei carabinieri di Abano Terme. Il caso era stato denunciato dall'Adl cobas di Padova.

La denuncia

“Noi dell’Adl - spiega Gianni Boetto - l’avevamo denunciato un anno fa. 4 euro a giornata per 6 giorni a settimana. Dalle otto della mattina alle otto di sera, con un’ora di pausa. Queste le condizioni a cui erano costrette i lavoratori. Una volta mossi ci sono state due immediate reazioni da parte del titolare che è stato arrestato: cercare di avviare una trattativa, infatti abbiamo addirittura raggiunto un accordo, per far pervenire dalla ditta, in tre tranche, i soldi che di diritto spettavano ai suoi lavoratori. L’altra reazione è stata quella scontata, allontanare i lavoratori che avevano denunciato il fatto. Undici persone. Sapevano che potevano incorrere in questo tipo di conseguenza, li avevamo messi in guardia su questo, ma hanno dimostrato molto coraggio e non si sono tirati indietro. Oggi però sono senza un lavoro e quasi sicuramente non riceveranno neppure i soldi che gli spettano e che invece erano riusciti ad ottenere".

Il risarcimento dopo la denuncia

Quante tranche hanno ricevuto? “E’ stata pagata la prima, la seconda - spiega Boetto - doveva arrivare a maggio e la terza a settembre. Noi siamo stati costretti a rivolgerci alla giustizia per far avere i soldi ai lavoratori, si trovato l'accordo, ora che cosa succede? Per mesi non è scuccesso nulla o ora ci ritroviamo questa operazione dei carabinieri che è legittima, intendiamoci, che però non mette al riparo i lavoratori da rischi. Si preoccupano di sequestrare i ben per garantire le tasse allo stato ma i lavoratori? C'è chi ha perso il lavoro perché ha denunciato, chi lo perde perché l'azienda chiude. Alla fine a rimetterci sono sempre le categorie che hanno meno tutele. Questo va assolutamente messo in evidenza". 

Schiavitù

Si può parlare di schiavitù? "Parlare di condizioni di schiavitù - afferma Boetto - non è affatto esagerato. Questo è caporalato, sfruttamento delle persone. Ovvio poi che certe aziende, operando in questo modo, possono sul mercato offrire i loro prodotto a prezzi concorrenziali. Bisognerebbe che anche i clienti si ponessero certe domande. Invece non solo non se le pongono ma addirittura, sto parlando nello specifico dell'azienda in questione, la Tresoldi di Albignasego; basta aprire la pagina del loro sito e c'è la lista delle aziende clienti, che hanno continuato a servirsene come fornitore nonostante le denunce. Ci sono le più grandi aziende di distribuzione presenti: Alì, AlìPer, Iper Lando, Sisa, Unicomm, Maxifrutta, Euro Spin, Cadoro, Prix, Despar, Eurospar e Interspar. C'è scritto sul sito, ma noi quante volte abbiamo denunciato, proprio di fronte ai centri di queste catene, questa situazione? Possibile non esserne a conoscenza?"

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