Anziani torturati a Piacenza d'Adige, il rapinatore chiede scusa: "Mi dispiace"

Intervistato per il programma di Rete 4 "Quinta Colonna", Abderrahim Benhicham, ora ai domiciliari a Merlara, ha dato la propria versione sui fatti di quell'agghiacciante 20 luglio

Un frame dell'intervista andata in onda su !Quinta Colonna"

Chiede scusa, Abderrahim Benhicham, marocchino 26enne, responsabile, assieme ad altri due stranieri, della cruenta rapina avvenuta lo scorso 20 luglio a Piacenza d'Adige, ai danni di due poveri anziani, torturati dagli assalitori piombati in casa loro nel cuore della notte.

RAPINATORE AI DOMICILIARI A MERLARA. Abderrahim e un secondo rapinatore (il terzo non è mai stato trovato) furono arrestati dai carabinieri della compagnia di Este alcune settimane dopo l'efferato episodio, il 14 settembre, ma, venti giorni più tardi, il 26enne fu scarcerato e la misura della detenzione in carcere venne rimpiazzata con quella degli arresti domiciliari, da scontare a casa di uno zio, a Merlara, a pochi chilometri di distanza dall'abitazione delle due anziane vittime.

IL VIDEO: L'abitazione a soqquadro dopo la violenta rapina

"AI SIGNORI, CHIEDO SCUSA". Intervistato per il programma di Rete 4 "Quinta Colonna", il giovane marocchino ha dato la propria versione in merito ai fatti di quell'agghiacciante 20 luglio. Ha raccontato di avere fatto "solo il palo", che a torturare i due coniugi "sono stati i miei due amici". Abderrahim Benhicham sostiene che quella di Piacenza d'Adige sia stata la prima rapina alla quale ha preso parte e che, a detta dei complici, quella notte, in casa dei due anziani, non ci doveva essere nessuno: "Quando mi sono accorto che i signori urlavano e gli altri volevano infilzargli la coscia con un coltello sono entrato dalla finestra e gliel'ho tirato via". "Chiedo scusa, ti giuro, mi dispiace". Così conclude il 26enne, chiedendo il perdono delle due anziane vittime.

LA CRUENTA RAPINA. Quella del 20 luglio a Piacenza d'Adige, fu una vicenda che indignò, per la brutalità con cui i predoni infierirono sulle anziane vittime, assalite nel cuore della notte nella loro abitazione, svegliate, legate e rapinate: ad entrambi - lui 87 anni e lei 86 - era stato inferto un colpo al capo con un grosso specchio; la donna era stata colpita con un cuscino al volto ripetutamente, nonché torturata con un ferro da stiro rovente per estorcerle il codice del pin del postamat e ferita con dei tagli al braccio con un coltello; il marito - 87 anni - era stato preso a schiaffi. Insoddisfatti dei 1.300 euro in contanti rinvenuti nel portafogli dell’anziano, i malviventi volevano "l'oro", per questo erano ricorsi ad ogni mezzo di tortura per farsi consegnare quei mille-duemila euro in monili, poca roba, tra cui le fedi nuziali, una spilla e una moneta, custoditi nell’armadio della camera da letto.

LA CASA A SOQQUADRO DOPO LA RAPINA, IL VIDEO:

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