Torna in carcere perché utilizza Facebook ai domiciliari: per la Cassazione non è reato

Uno spacciatore pugliese trovato con diversa sostanza stupefacente era tornato in carcere dopo aver utilizzato il social network, la suprema corte ha ribaltato la sentenza

Era finito in carcere per spaccio di sostanze stupefacenti. Un 39enne brindisino, più volte era stato pizzicato per storie di droga nel padovano: sia nel maggio del 2011 quando fu arrestato dai carabinieri a Padova Sud dopo aver lanciato 50 grammi di cocaina dal finestrino, sia nel 2014 quando a Terme Euganee quando fu scoperto in macchina con un complice a trasportare altra sostanza stupefacente. Come riportano i quotidiani locali, viste le diverse condanne per lui sono scattati i domiciliari. Durante una di queste detenzioni ha utilizzato Facebook.

SCARCERATO

Il tribunale di sorveglianza di Lecce nel giugno del 2016 gli ha revocato la libertà vigilata, ordinando che tornasse in carcere, perché ha utilizzato il social network, violando il divieto di accedere a qualsiasi mezzo di comunicazione. L’uomo, attraverso il suo avvocato, ha presentato ricorso in cassazione e ha vinto. Secondo la suprema corte lo spacciatore avendo postato la sua foto e avendo avvisato i carabinieri, non avrebbe utilizzato il social network con funzione comunicativa, ma solo conoscitiva e di ricerca, senza mettersi in contatto con l’esterno. 

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