Chili di droga dalla Spagna al Veneto, blitz all'alba a Padova: i dettagli dell'operazione

Sei padovani coinvolti nella maxi operazione antidroga di Venezia. I carabinieri hanno effettuato perquisizioni e notificato le misure cautelari. La droga viaggiava dentro i bagagli sui bus

L'operazione è stata condotta all'alba dai carabinieri di Venezia

Sei padovani sono coinvolti nella maxi operazione antidroga dei carabinieri di Venezia. All'alba del 20 novembre i militari hanno fatto scattare l'esecuzione delle misure cautelari, in carcere e agli arresti domiciliari (per alcuni l'obbligo di dimora) per venti persone. Sei sono di Padova e, secondo la procura veneziana, sarebbero coinvolte nel vasto traffico di stupefacenti che dalla Spagna arrivavano in Veneto. Alle prime luci del giorno i carabinieri di Venezia e i colleghi di Padova si sono presentati nelle loro abitazioni per eseguire le perquisizioni, anche con l'impiego di unità cinofile. In particolare la droga arrivava nel Padovano da Almeria con corrieri che utilizzavano bus di linea mettendo droga nei bagagli oppure con corrieri partiti dalla Germania a bordo di auto di lusso: la droga era nascosta nei doppi fondi creati ad hoc. Nel corso del filone padovano dell'indagine, iniziata lo scorso aprile con anche la collaborazione della polizia locale di Venezia, sono stati sequestrati 40 chili di droga e 8 persone sono state arrestate in flagranza nel corso dei mesi.

L'indagine

L'operazione "Indoor" è frutto di un'attività investigativa condotta tra l’aprile 2017 e l’aprile 2018 ed in cui sono stati coinvolti i comandi provinciali di Padova, Treviso e Vicenza nonché il IV battaglione di Mestre, gli elicotteristi di Belluno, le squadre cinofile dei carabinieri e la polizia spagnola e austriaca. 41 le persone indagate e 20 i fermati, tra cui 10 italiani e altrettanti stranieri (6 moldavi, 2 ucraini e 2 albanesi), e sequestrati nell'arco di un anno circa 200 chili di sostanze stupefacenti tra hashish e marijuana, arrivati all'ingrosso a Padova e che venivano poi destinati anche alle province di Venezia, Vicenza e Treviso e smerciato soprattutto negli istituti scolastici anche a maxi-dosi di 50 grammi al colpo a minorenni. Si è inoltre provveduto al sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 1 milione di euro (tra cui un'appartamento di Santa Maria di Sala di proprietà di due coniugi di origine romena, già arrestati in flagranza di reato per il possesso di 5.5 chili di marijuana).

I corrieri della droga

La lunga indagine è stata sviluppata a partire da alcuni sequestri di marijuana effettuati dalla polizia locale e dai carabinieri di Mira: gli approfondimenti hanno consentito di acquisire indizi su un gruppo criminale ben strutturato, dedito all’importazione delle sostanze stupefacenti dalla Spagna. La droga veniva prodotta nel paese iberico all’interno di serre celate in capannoni industriali e alimentata da luci artificiali. L'elevato principio attivo della marijuana prodotta ha portato all'importazione di quantitativi sempre più importanti: in particolare le forniture giungevano nella provincia padovana da Almeria (con corrieri che utilizzavano i bus di linea, occultando la droga all’interno dei bagagli) o da Malaga. In questo caso i corrieri partivano dalla Germania con autovetture di lusso e nascondevano le sostanze stupefacenti in doppi fondi creati ad hoc, ma che non sono bastati a passarla liscia: sono state infatti intercettate alcune forniture, con l’arresto in flagranza di reato di otto soggetti e il sequestro di oltre quaranta chili di sostanza stupefacente nonché di un’autovettura Mercedes classe S con targa tedesca e di denaro contante.

I padovani coinvolti

E sempre una Mercedes - ma questa volta classe E - era la macchina "preferita" da un corriere patavino che si fingeva facoltoso con tanto di mazze da golf nel bagagliaio. Sotto alle quali nascondeva la droga: si stima che abbia portato in Italia un quintale e mezzo di marijuana, venendo pagato 1.500 euro a viaggio. Per quanto concerne la provincia padovana, le attenzioni degli inquirenti si sono rivolte alla zona termale (la droga veniva in gran parte custodita ad Abano Terme, dove un corriere faceva "staffetta" al volante di una VolksWagen Passat) e a Selvazzano Dentro, dove è stato operato un ingente sequestro di droga in un autobus. E da dove proveniva anche un altro corriere 24enne, trasferitosi però da poco nel Veneziano tanto da essere arrestato nei dintorni di Mestre: privo di patente, si muoveva in taxi per sfuggire ai controlli e si approvvigionava di almeno 5 chili di droga al colpo e si stima che abbia commerciato da solo almeno 40 chili di marijuana per un utile di 160mila euro nel giro di 6 mesi. Agli arresti domiciliari sono finiti anche L.S., albanese 26enne residente a Caselle di Selvazzano Dentro, D.P. (padovano 24enne residente a Vigonza), M.E. - moldavo 24enne residente a Rubano - e A.C., 25enne nato e residente a Padova. Obbligo di dimora nel territorio padovano e di firma, infine, per il 29enne N.B., residente ad Abano Terme.

Il plauso di Luca Zaia

«I Carabinieri di Venezia hanno stroncato una rete criminale tanto ramificata quanto pericolosa al termine di un’indagine difficile che fa loro onore. Altri seminatori di morte sono stati messi nelle condizioni di non nuocere. Per questo oggi è una bella giornata». Con queste parole, il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, esprime la propria gratitudine all’Arma di Venezia che, al termine di un’indagine durata circa un anno, hanno sgominato una banda internazionale che importava importanti quantitativi di droga, per poi farli spacciare nel veneziano, nel trevigiano, nel padovano e nel vicentino. «Oltre che sulla droga – aggiunge il Governatore – i Carabinieri sono riusciti a mettere le mani anche su beni per un milione di euro e il fatto che i malfattori non potranno godere dei proventi dei loro crimini è un valore aggiunto di tutta l’operazione. La droga – conclude Zaia – purtroppo finiva per essere smerciata anche tra i minorenni fuori dalle scuole. Il massimo dell’aberrazione, per il quale è difficile trovare una pena sufficientemente severa».

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