Vendevano banconote contraffatte sul web, sgominata banda criminale internazionale VD

L'operazione portata a termine dai carabinieri di Padova è partita dalla segnalazione della polizia austriaca. Due componenti della filiera di distribuzione di valuta contraffatta e sim-card intestate a terzi, sono due giovani incensurati di Este

I carabinieri, coordinati dalla Procura di Rovigo, hanno disarticolato un’organizzazione criminale radicata a cavallo tra le province di Padova e Rovigo, che attraverso la rete sommersa (il cosiddetto “Dark Web”), commercializzava in tutto il mondo banconote contraffatte. L’operazione è partita su segnalazione della polizia austriaca e riguarda transazioni in tutto il mondo.

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IL GRUPPO CRIMINALE.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Rovigo, nei mesi scorsi ha già permesso di neutralizzare due componenti di una filiera di distribuzione di valuta contraffatta e sim-card intestate a terzi, che operavano nel territorio nazionale e in molti Paesi esteri. Si tratta di due giovani soggetti incensurati di Este, coadiuvati da un fiorentino in corso di identificazione. L’operazione è nata sia a seguito della continua collaborazione con le forze di polizie estere e con l’agenzia Europol sia grazie all’approfondita analisi del fenomeno che il comando carabinieri Antifalsificazione Monetaria ha prestato, da alcuni anni, in ambienti internet sommersi (il citato “Dark Web”), dove attualmente è possibile commercializzare beni e servizi di qualsiasi tipo, sia leciti ma soprattutto illeciti.

L’INDAGINE.

L’indagine è stata avviata a seguito di una segnalazione proveniente dalla polizia austriaca che, nell’ottobre dello scorso anno, comunicava ai carabinieri del Comando Antifalsificazione Monetaria il rinvenimento di 20 banconote false del taglio di 20 euro, risultate spedite dall’ufficio postale di Este. Le successive attività svolte dai carabinieri del comando provinciale di Padova, anche attraverso alcuni servizi di pedinamento, consentivano di identificare il soggetto che, sotto falso nome, effettuava spedizioni di banconote contraffate e sim card intestate a terzi ignari, consentendo di rintracciare 5 plichi in Padova, presso il centro meccanizzato postale ed il centro di smistamento di un corriere, spediti da Este e destinati alla Grecia ed alla Svizzera, che contenevano 124 banconote di diverso taglio del valore nominale di 6mila euro, risultate di fattura tale da trarre in inganno la pubblica fede. L’arresto dell’autore delle spedizioni, appena maggiorenne, ed il sequestro di diverse apparecchiature informatiche ha permesso di accertare come il giovane avesse aperto diversi “negozi virtuali” nel “dark web”, attraverso i quali vendeva banconote contraffatte, reperite attraverso la rete di abilissimi falsari dell’area campana nota con la sigla “Naples Group”, ad acquirenti di diversi Paesi europei, dell’Oriente e del Nord America. 

L’ATTIVITÀ.

L’attività dei giovani individuati era particolarmente redditizia, atteso che, dall’analisi del portafogli elettronico in Bitcoin sequestrato all’arrestato, è emerso che erano state eseguite circa 640 transazioni per un ammontare di 79,85 Bitcoin, che al cambio attuale valgono circa 500mila euro. Questa ulteriore operazione dei carabinieri nel settore del contrasto alla contraffazione fornisce lo spunto per rinnovare l’allarme sui pericoli che si annidano nella rete (ben noti negli ambienti investigativi), soprattutto nel web sommerso (deep web) e nella rete oscura (dark web), in cui sono attivi siti, raggiungibili solo attraverso specifici software, che offrono i più svariati beni e servizi di natura illecita, quali appunto banconote contraffatte, sostanze stupefacenti, carte di credito e di debito. Tali siti occulti consentono di riciclare i più diversi oggetti proventi di delitti (p. es. in essi hanno un florido mercato i telefoni cellulari oggetto di furto), offrono guide, chiaramente dietro compenso, per hackerare account dei più noti social network. Ma ciò che è più preoccupante, ancor di più in questo particolare periodo storico in cui molti Paesi sono nel mirino del radicalismo religioso, è la facilità con la quale è possibile procurarsi falsi documenti di identità, quali patenti di guida, carte di identità e passaporti. Per contrastarne tale crimine, come dimostra l’attività investigativa appena illustrata, l’arma, con i suoi Reparti Speciali, è impegnata nel monitoraggio della rete e per acquisire elementi di analisi che oltre a contrastare il traffico consentano di fornire elementi utili per conoscere i reati propedeutici al finanziamento e alla copertura di possibili terroristi.      

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