Sgominato un commando di banditi: assalti al bancomat con armi da guerra ed esplosivi

Hanno origini nomadi ma risiedono quasi tutti nel padovano gli arrestati e denunciati per almeno tre colpi alle banche. A Padova nascondevano le armi nei tombini lungo strada

Risiedono a Padova quattro delle sei persone finite al centro di un'indagine per una serie di assalti a sportelli bancomat e istituti di credito e a Padova avevano uno dei loro covi. Sono tutti italiani di origine Sinti, insieme a una donna romena, e hanno colpito tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Professionisti degli assalti

Armi da guerra, bancomat esplosi, auto di lusso, riciclaggio di denaro. Sembrerebbe un sevizio dedicato agli anni d'oro della Mala del Brenta se non fosse ambientato ai giorni nostri e se i protagonisti non avessero nulla a che vedere con la compagnia di Felice Maniero. Dopo un'indagine certosina e una raffica di perquisizioni, i carabinieri di Salò hanno arrestato due Sinti di 43 e 38 anni residenti rispettivamente a Treviso e Padova. Pesantissime le accuse: detenzione di armi da guerra ed esplosivi, furto, tentato furto, riciclaggio, ricettazione, incendio. Una sequela di capi d'accusa che condividono con un 45enne e un 55enne anch'essi Sinti padovani, che per gli stessi reati sono stati denunciati. Devono invece rispondere di favoreggiamento un loro compagno 25enne e una romena 31enne che vive nel trevigiano.

Il colpo plateale sfumato

L'inchiesta è cominciata il 14 ottobre 2017 dopo l'esplosione di uno sportello Atm a Padenghe sul Garda. Un commando organizzato di cinque uomini ha assaltato la filiale della Banca di credito cooperativo: mentre il palo piantonava la zona armato di fucile d'assalto, i compagni hanno divelto il bancomat e, con una carica esplosiva telecomandata, lo hanno fatto esplodere. Molto rumore per nulla, perché l'apparecchio ha retto e la banda è scappata a mani vuote.

Il suv di lusso dato alle fiamme

Un colpo che non poteva lasciare indifferenti gli inquirenti, che hanno dato il là alle indagini grazie al ritrovamento dell'auto usata dai banditi. La vistosa Porche Cayenne, probabilmente rubata, è stata trovata carbonizzata a Treviso, dove l'hanno abbandonata dopo aver capito di avere i militari alle calcagna.

Arditi ma sfortunati

Nei dodici mesi di indagine, sotto le direttive della procura bresciana, si è appurato che gli stessi criminali erano responsabili di altri due colpi. A Ozzano dell'Emilia il 1 novembre 2017 hanno tentato di sfondare il bancomat di Unicredit, ma anche stavolta è andata male. Furto riuscito invece a Bovolone, dove dallo sportello della Bcc hanno rubato 8mila euro. A provare ulteriormente le loro responsabilità è stato un curioso ritrovamento nel padovano, dove è stato recuperato un fucile d'assalto con tanto di munizioni incredibilmente nascosto in un tombino lungo la strada.

Le misure cautelari

I quattro uomini, tra i 38 e 55 anni e tutti con diversi precedenti, sono stati raggiunti venerdì mattina dai carabinieri. Il 38enne e il 43enne sono stati arrestati e trasferiti in carcere. I due complici, ritenuti loro compagni nell'esecuzione degli assalti, sono stati denunciati come pure la coppia formata dal 25enne padovano e dalla 31enne, accusati invece di averli aiutati.

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