Espulso, cambia cognome e torna in Italia: ma a Padova non si sono scordati il suo volto

Era riuscito a ottenere un documento autentico nel suo paese d'origine, acquisendo il cognome della moglie per rientrare senza essere scoperto. Invece è stato arrestato

(foto: archivio)

Per otto anni, fino al gennaio 2027, non avrebbe dovuto rimettere piede in Italia. Ma Dritan Caushi, oggi Dritan Iordache, pochi mesi dopo il rimpatrio era di nuovo a Padova ed è finito in manette.

Il controllo

A notarlo nel tardo pomeriggio di lunedì in via Aspetti sono stati gli agenti della Squadra mobile. Impegnati in un controllo, la loro attenzione è stata attirata da due uomini albanesi in strada. Volti noti con diversi furti a curriculum, li hanno pedinati e successivamente fermati chiedendo loro i documenti. Il 40enne ha consegnato un passaporto albanese. Un documento originale con la sua fotografia, i dati personali, il nome: Dritan Iordache. Un nome che non compariva nei database della questura, eppure quel volto era fin troppo familiare agli agenti.

L'identificazione

Insospettiti, lo hanno trasferito in questura analizzandone le impronte digitali. Una premura provvidenziale, perché ha portato a galla la verità. Dritan Iordache era in realtà quel Dritan Caushi che avevano più volte arrestato per furto e che il 14 gennaio era stato rimpatriato su ordine del questore Fassari.

L'arresto

Rientrato in Albania, il 40enne era riuscito a farsi cambiare il cognome da Caushi a Iordache, prendendo quello della moglie.  Con i nuovi documenti era rientrato in Italia, sperando di farla franca in caso di controllo. Mossa che non gli è riuscita e che ha portato all'ennesimo arresto. Martedì mattina ha affrontato il processo per direttissima, aspettando l'udienza in una cella del Due Palazzi.

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