Smantellata cellula criminale italo-albanese: rifornivano la provincia di cocaina purissima

L'operazione dei carabinieri di Abano ha permesso di assicurare alla giustizia i pericolosi criminali che operavano nella Bassa sfruttando un capannone dismesso e appartato

La pattuglia dei carabinieri fuori dallo stabile in zona industriale a Monselice

Quel capannone lontano da occhi indiscreti era diventato la base ideale per gestire i traffici del sodalizio criminale messo in scacco dai carabinieri. Dopo quattro arresti a gennaio oggi arrivano altre due misure cautelari, per un totale di cinque persone finite in carcere.

Gli arresti

Martedì mattina a eseguire i provvedimenti emessi dal gip Gambardella nei confronti di due albanesi di 39 anni sono stati i carabinieri della compagnia di Abano. Gli stranieri, entrambi residenti a Tombolo, si aggiungono agli altri tre fermati a inizio anno nell'ambito dell'operazione “Officina criminale”. Il 39enne H.A., boss della banda, era già al Due Palazzi da gennaio: arrestato una prima volta, oggi ha ricevuto un'altra la misura cautelare. Il connazionale N.C. era invece l'anello di congiunzione del traffico di droga, a cui venivano inviate grosse quantità di cocaina che poi smerciava per lo spaccio al dettaglio. Insieme al boss, a gennaio sono finiti in cella due italiani di 37 e 52 anni e un altro albanese di 34.

Il covo

Operavano nella zona industriale di Monselice, all'interno di un capannone diventato la loro base operativa. Armi rubate, alloggio temporaneo per criminali di ogni genere, magazzino di stoccaggio e produzione di cocaina. Tutto questo succedeva nello stabile in via Piemonte dove veniva trattata una cocaina purissima, con l'85% di principio attivo. L'operazione di gennaio aveva permesso di scoprire come il capannone, mascherato da officina e deposito, fosse in realtà un covo di malavita. «Soggetti senza scrupoli» commenta il maggiore Turrini «Che rifornivano di droga non solo la Bassa padovana ma in tutta la provincia grazie alle loro capacità intimidatorie».

conferenza stampa carabinieri, maggiore Marco Turrini-2

Primi arresti

Il 13 gennaio proprio il boss H.A. era stato visto con un connazionale 34enne dai carabinieri appostati mentre consegnava una pistola rubata al 52enne italiano D.F.A. L'arma, poi nascosta sotto un bidone dal calabrese, era stata recuperata nella notte e aveva permesso di portare a galla il giro sporco. All'epoca i due albanesi e l'italiano sono stati arrestati e incarcerati in attesa della conclusione delle indagini. Con loro anche un altro italiano 37enne Z.A., latitante e trafficante internazionale che frequentava abitualmente la cosca albanese.

La fine dell'operazione

Oggi, a nove mesi dai primi arresti, la conclusione dell'operazione con la custodia cautelare confermata per il capo dell'organizzazione e lo spacciatore N.C. che si unisce al gruppo degli arrestati. Le accuse comprendono ricettazione, cessione e detenzione di arma per l'episodio del 13 gennaio, a cui si unisce la detenzione a fini di spaccio di stupefacenti che ha portato in carcere il boss e i connazionali.

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