Sgominata la banda delle piazze: rifornivano di cocaina i giovani padovani

Vendevano ingenti quantità di stupefacente a giovanissimi i quattro spacciatori arrestati e incarcerati nei giorni scorsi grazie a una capillare indagine della Squadra mobile

Dal Verdi al Duomo, passando per le piazze e le riviere. Non sono solo i luoghi simbolo della centro storico di Padova ma anche le zone di spaccio della banda sgominata negli scorsi giorni. Il pusher di strada, la coppia di intermediari, il fornitore e tesoriere. Sono quattro, il primo tunisino e gli altri tutti di origine albanese.

Radicati in città

Li tenevano sotto controllo da mesi, almeno dall'aprile scorso quando sono cominciate le intercettazioni telefoniche e ambientali e gli appostamenti mirati. Si sono rivelati un'organizzazione specializzata, con un modus operandi collaudato e in grado di portare guadagni di migliaia di euro. I clienti erano per lo più giovanissimi, anche studenti, padovani e non. La loro specialità, la cocaina. Il loro territorio, il cuore del centro storico dove procacciavano nuovi clienti e rifornivano quelli abituali.

Gli arrestati

A tenere i rapporti con la clientela, consegnare le dosi e raccogliere i pagamenti era Taieb Ben Sgaier detto “Toni”, cinquantenne tunisino e “uomo di strada” della banda, in Italia senza una dimora fissa. Il gradino superiore dell'organizzazione era composto dalla coppia - nella vita e negli affari - formata dagli albanesi Altin Leka (36 anni) e Brisilda Ahmetaj (30). Ufficialmente residenti a Vercelli, cedevano a “Toni” la droga e ritiravano i proventi fungendo da intermediari con la cupola del clan, il connazionale trentacinquenne Elvis Mezini che nella sua casa di Ponte San Nicolò nascondeva i rifornimenti di droga e i proventi dello spaccio.

Le accuse

Negli scorsi giorni, raccolte le prove necessarie a incriminarli, la polizia ha notificato le quattro ordinanze di custodia cautelare emesse dalla procura della Repubblica. Perquisendo l'abitazione del Mezini sono stati recuperati cinquemila euro in contanti e diverso materiale per confezionare la cocaina prima di consegnarla alla coppia per commercio al dettaglio. Arrestati con l'accusa in concorso di spaccio di stupefacente, i quattro sono stati trasferiti in carcere a disposizione dell'autorità giudiziaria. Mezini deve rispondere anche di detenzione abusiva di munizioni, accusa che gli è valsa una denuncia perché nel suo alloggio sono stati trovati due caricatori da pistola e più di sessanta proiettili calibro 9x21.

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