Lotta allo spaccio, cade un altro alfiere della cocaina nella Bassa Padovana

Dopo il duplice arresto della scorsa settimana, le manette sono scattate anche nei confronti di un altro giovane che smerciava cocaina e hashish a decine di clienti

La droga e i materiali sequestri a casa del pusher

Centinaia di cessioni, ordini quotidiani, una pletora di "pesci piccoli" come complici e tante accortezze che non sono bastate a evitargli il carcere. 

L'arresto

Da lunedì pomeriggio Ibrahim Mouadine, 27enne marocchino, è in una cella del Due Palazzi in attesa dell'interrogatorio di garanzia. Accusato di spaccio di stupefacente, è stato ammanettato in un centro commerciale del Veronese dai carabinieri di Battaglia Terme, che da più di due anni ne seguivano le mosse. Una lunga serie di appostamenti ha portato alla luce la sua fiorente e radicata attività di pusher, che lo scors novembre gli è costata un divieto di dimora in provincia. Cosa che non lo ha scoraggiato, perché si è formalmente trasferito in un'abitazione nella zona di Legnago e ha continuato a spacciare nella Bassa. Rintracciato grazie alla collaborazione dei colleghi della cittadina veronese, nei confronti di Mouadine il tribunale ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare.

La tecnica

Il giovane, hanno dimostrato gli inquirenti, almeno dal 2017 spacciava cocaina e hashish tra Monselice, Conselve, Tribano, Bagnoli di Sopra, Anguillara, Solesino dove si era costruito una solida rete di circa cinquanta clienti fissi. Attentissimo a non farsi scoprire, riceveva le ordinazioni via sms e li incontrava in luoghi isolati in aperta campagna, con numerose vendite ogni giorno. Per rispettare la tabella di marcia si serviva di diversi complici, per lo più connazionali irregolari e pregiudicati. Tra loro anche il 39enne A.M. che era con lui al momento dell'arresto e che a novembre aveva ricevuto lo stesso divieto di dimora.

Le prove

Perquisendo l'abitazione veronese del 27enne sono stati recuperati 690 euro in contanti, numerose dosi di droga già pronte e 40 grammi di sostanza da taglio oltre a tutto l'occorrente per il confezionamento e ben cinque cellulari che usava per non farsi smascherare.

La zona

L'arresto di Mouadine segue di pochi giorni quello di Fatah El Farasy, 33enne di Solesino, e del 31enne Jalal Kbadi di Anguillara, suoi connazionali. Gli inquirenti stanno vagliando i possibili rapporti fra loro: attivi nelle stesse zone e specializzati nello spaccio della cocaina, è difficile che i tre non si conoscessero. Al centro delle indagini vi è però sopattutto la filiera di approvigionamento del 27enne, per capire da chi si rifornisse.

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