Un segno di riconoscimento per uno dei doni più preziosi: il gesto della Città della Speranza

La Fondazione ha regalato alla Banca del sangue di cordone ombelicale della clinica di oncoematologia pediatrica di Padova 5mila braccialetti arancioni, che verranno consegnati alle donatrici

La dottoressa Destro e il suo staff con i braccialetti arancioni donati dalla Fondazione Città della Speranza

5mila braccialetti arancioni identificativi, distribuiti nei 22 centri di raccolta di sangue ombelicale dislocati tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige (elenco: http://www.pdcbb.it/pdcbb/?p=25): il dono arriva dalla Fondazione Città della Speranza e ha visto la consegna ufficiale alla Banca del Sangue di Cordone della Clinica di Oncoematologia Pediatrica di Padova, riferimento triveneto per la raccolta e la conservazione del sangue di cordone.

Oltre 300 richieste l'anno

La raccolta del sangue ombelicale è una manovra semplice, effettuata dopo la nascita del bambino e il taglio del cordone, e non comporta alcun rischio per la madre e il neonato. La responsabile della banca del sangue, dottoressa Roberta Destro, commenta entusiasta: «Ringraziamo Città della Speranza per questo gesto. Donare il sangue di cordone è un segno di generosità che i genitori compiono e alla mamma, in ricordo, doniamo un braccialetto che aiuta anche le ostetriche a riconoscerla come donatrice. Solo a Padova riceviamo oltre 300 richieste l’anno di future mamme intenzionate a donare il sangue di cordone che, contenendo anche cellule staminali emopoietiche, può essere usato a scopo di trapianto per curare pazienti affetti da malattie ematologiche (leucemie, linfomi) o genetiche. Alcune mamme possono essere escluse se presentano determinate patologie di tipo autoimmune, infettivo o genetico che potrebbero essere trasmesse al ricevente».

La raccolta

La raccolta avviene sei giorni a settimana e di ogni unità di sangue viene valutata la bancabilità, ovvero l’uso a scopo di trapianto, il quale dipende esclusivamente dalla quantità raccolta. Se non contiene il numero minimo di cellule previsto, allora l’unità sarà usata per fare ricerca (previo consenso dei genitori) o, al contrario, verrà scartata. «Se sarà bancata - spiega la dottoressa Destro - l’unità di sangue rimarrà in una sorta di quarantena fino al termine di tutti i controlli; dopo un anno dalla nascita del bambino, si terrà un colloquio per effettuare nuovi controlli sierologici sulla madre e conoscere lo stato di salute del figlio-donatore. Dobbiamo essere sicuri, infatti, che il donatore sia sano in quanto il ricevente è una persona fragile e il suo sistema immunitario è praticamente azzerato”.

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