Cadoneghe, raid dei carabinieri: sgomberato l’ex Grosoli

Trenta immigrati avevano occupato abusivamente la vecchia ditta di carni. Trovati strumenti da scasso, hashish e crack. Sei verranno già espulsi dall'Italia

Via La Malfa, dov'è ubicato l'ex Grosoli

Vivevano in mezzo alla sporcizia e al completo degrado, gli immigrati dell’ex Grosoli a Cadoneghe. Verso le 7.30 di stamattina, 50 uomini di nucleo investigativo e comando operativo di Padova diretto dal colonnello Renato Chicoli, sono intervenuti sgomberando la vecchia fabbrica di carni. Lo spazio, che a suo tempo era stato acquisito dalla Regione Veneto, è ora proprietà di Francesco Canella, presidente e fondatore del gruppo commerciale Alì & Alìper. Negli ultimi anni è stato lasciato in stato d’abbandono diventando di fatto un’area dormitorio per stranieri disagiati.

LO SGOMBERO. Al suo interno, fra escrementi, rifiuti e sporco, vi alloggiavano 30 persone di nazionalità nordafricana. Oltre a materassi, giacigli di fortuna, pentolame e fornelletti per vivande, i militari dell’Arma hanno trovato arnesi da scasso, bilancini e un certo quantitativo di sostanza stupefacente (hashish e crack). Nell’edificio, in uno spazio a parte, conviveva anche una donna moldava. Dopo l’omicidio a casa Maggiolo, l’antica masseria dietro all’ex seminario minore di Tencarola, molti tunisini si sono trasferiti proprio qui all’ex Grosoli di via Ugo La Malfa.

GLI ABUSIVI. Tra la trentina di persone identificate, sono 18 le posizioni “congelate” dalle istituzioni giudiziarie. I carabinieri, infatti, hanno riconosciuto 3 minori - non espellibili, in base alle norme di tutela minorile vigenti a livello internazionale - insieme a un richiedente asilo politico invitato a presentarsi alle autorità competenti.

GLI ESPULSI. Accanto a loro, 6 tunisini che sono già stati accompagnati al commissariato per poi tradurli al Cie di Gorizia in vista dell’espulsione dal territorio italiano. Si tratta di un sestetto sbarcato a Lampedusa dopo il 5 aprile di quest’anno.

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LA QUESTURA. Il destino degli altri 8 è attualmente ancora al vaglio dell’ufficio stranieri. Pur essendo senza fissa dimora, il resto dei soggetti individuati, alcuni dei quali lavorano in aziende della zona, risulta in possesso di regolare permesso umanitario. Tutti, però, sono stati denunciati per invasione di proprietà privata. In particolare, uno è pure indagato per detenzione di attrezzi atti al furto e droga.
 

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