Carceri piene, da Padova la proposta di differimento della pena

Il giudice Marcello Bortolato, forte delle indicazioni della Corte europea dei Diritti dell'uomo, sottopone alla Corte costituzionale l'ipotesi del rinvio per l'impossibilità di "assorbire" il condannato

A gennaio, con la sentenza che ha condannato l'Italia a pagare a sette detenuti 100 mila euro per danni morali, rinchiusi in 3 metri quadrati ciascuno, la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo aveva invitato nuovamente il Paese a porre immediato rimedio al problema strutturale del sovraffollamento carcerario.

IL RINVIO DELLA PENA. Forte di queste indicazioni, il giudice del Tribunale del Riesame di Padova Marcello Bortolato ha posto alla Corte Costituzionale italiana la proposta-quesito del differimento della pena in caso di impossibilità, da parte delle carceri, di "assorbire" il condannato. "Il nostro punto di vista - ha spiegato Bortolato, estensore del ricorso collegiale alla Consulta per chiarire la costituzionalità dell'articolo 147 del codice penale che non prevede tra i motivi di sospensione della pena il sovraffollamento del carcere - è scritto tutto sull'ordinanza che verrà pubblicata in Gazzetta ufficiale non appena perverrà alla Consulta. Di più non posso dire per correttezza e rispetto nei confronti della Corte Costituzionale a cui ci siamo rivolti".

UNA NOVITÀ. Si tratterebbe di un rinvio alla Corte Costituzionale destinato a fare giurisprudenza e dottrina su un tema spinoso, quello delle condizioni del carcere, e che si affiancherebbe all'unico provvedimento del genere già previsto per legge che é quello del rinvio della pena in caso di malattia. "L'articolo 147 - aggiunge il giudice Bortolato - stabilisce come cause per una sospensione della pena ad esempio l'infermità fisica o lo stato di madre con prole di età inferiore a tre anni. Ma non nel caso in cui la detenzione sia incompatibile con i dettati costituzionali e quelli delle recenti sentenze di Strasburgo, quindi attendiamo indicazioni dalla Corte costituzionale in merito".

IL CASO SPECIFICO. La tesi sostenuta dall'avvocato padovano Diego Bonavina nel ricorso al Tribunale di sorveglianza è che non esistono le condizioni minime vitali nel carcere di Padova compatibile con il dettato Costituzionale di esclusione della tortura come sanzione per chi delinque. Il ricorso vede per protagonista l'assistito di Bonavina, il 47enne padovano di Galliera Veneta Paolo Negroni, che ha precedenti per piccoli reati contro il patrimonio, il quale ha chiesto attraverso il proprio legale di poter ottenere la sospensione della pena in attesa che il sovraffollato carcere di Padova dove è rinchiuso torni a rispondere ai principi costituzionali. Negroni è stato arrestato nel settembre 2012 dai carabinieri di Tombolo mentre pedalava per le strade del paese in bicicletta, in violazione del regime di arresti domiciliari cui era sottoposto per alcune condanne per furto ed estorsione. Per quella evasione Negroni era stato condannato a ulteriori otto mesi di carcere: l'uomo si trova in una cella del carcere Due Palazzi dove, a fronte di 369 posti regolamentari sono ospitati attualmente 869 detenuti, con meno di tre metri quadri a disposizione per carcerato. Il legale ha spiegato che proprio l'aver violato gli arresti domiciliari rende difficile al suo assistito il riconoscimento di un regime di detenzione alternativo al carcere. La pena di Negroni termina il 18 giugno 2015.

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