Berta, dopo il corteo la solidarietà dalle figlie di Berta Caceres e l'appello al Comune

Gli attivisti di Potere al popolo sono scesi in strada sabato pomeriggio e promettono di portare avanti le attività nonostante lo sgombero dello stabile di proprietà dell'Ater

«Anche senza sede, dalle strade del quartiere, le attività di Berta andranno avanti». Lo sostengono gli attivisti che il primo maggio scorso avevano occupato abusivamente l'ex centro anziani di via Callegari, di proprietà di Ater e chiuso da circa tre anni, sgomberato all'alba di giovedì.

Il corteo

Sabato pomeriggio 250 tra attivisti, abitanti del quartiere e simpatizzanti si sono riuniti per il corteo autorizzato "Riapriamo Berta", partito alle 17.30 da via Callegari. «La chiusura della casetta ha determinato un deciso passo indietro per la città e per il quartiere» hanno commentato «Con le sole risorse di decine di mani e teste, in quattro mesi abbiamo costruito tante attività che hanno trovato riconoscimento nel rione, iniziando a ricucire un tessuto sociale frammentato. Se ci si organizza insieme, ogni difficoltà può essere superata: così avverrà anche davanti a questo sgombero».

Il braccio di ferro con Ater

Il collettivo oltre a doposcuola, sportello psicologico e sportello salute e svariate altre iniziative gratuite, nell'ultimo periodo si è mobilitato contro la legge regionale 39/2017 sull'edilizia popolare, che vede come principale attore proprio Ater, che ha chiesto e ottenuto il decreto di sequestro preventivo confluito nello sgombero. Secondo gli attivisti numerosi sarebbero stati i tentativi di ottenere in modo legale l'utilizzo dello stabile. «Da gennaio 2018 abbiamo contattato Ater in via informale, inviando l'8 agosto una mail certificata con un progetto dettagliato di attività e motivazioni. L'ufficio tecnico rispose che bisognava aspettare l'insediamento del nuovo consiglio di amministrazione perché l'azienda era in fase di commissariamento» spiegano «Abbiamo sollecitato una risposta, mai arrivata». Dopo un incontro nella sede Ater gli attivisti hanno proseguito i solleciti fino allo scorso gennaio. «A marzo ci hanno parlato di una delibera del Cda per l'alienazione dell'immobile: sul sito ufficiale non ve n'era traccia quindi abbiamo fatto formale richiesta di visione. Anche stavolta senza risposta». É stato l'ultimo atto prima dell'occupazione.

Il Comune

Dopo il corteo di sabato il collettivo ha ricevuto la solidarietà di una delle figlie di Berta Caceres, l'attivista a cui è intitolata la casetta. Bertha Zuniga Caceres, che dopo l'assassinio della madre ha preso il suo posto alla guida del Copinh honduregno, ha condiviso su Facebook il post pubblicato da Casetta Berta durante lo sgombero. Lei stessa era stata ospite in via Callegari il 4 giugno con la sorella Laura, ricevendo il giorno successivo il sigillo della città dal Comune. «Siamo felici che parte dell’amministrazione comunale abbia preso una posizione chiara a favore della nostra esperienza sociale. Ci aspettiamo un impegno che faccia seguire i fatti alle dichiarazioni, anche da parte del sindaco» concludono gli attivisti.

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