Celinda, l'ipotesi: l'autrice Valeria Miani conosceva il "bardo" Shakespeare

Dall'Inghilterra al Canada, si rinnovano studi su una tragedia, opera di una poetessa patavina rinascimentale. Forse solo una serie di semplici coincidenze, ma se servono per riscoprire scrittori d'altri tempi, magari di Padova, ben vengano

Edizione inglese del 2010

Celinda é una tragedia di Valeria Miani, dedicata alla Serenissima Madama Eleonora Medici Gonzaga, duchessa di Mantova e di Monferrato e pubblicata nel 1611. Sulle tracce della sua autrice, una poetessa patavina, si muovono Valeria Finucci, che insegna Letteratura italiana alla Duke University negli USA e Studi rinascimentali alla Victoria University di Toronto, e Katie Ress, nota studiosa della Letteratura e Cultura Italiana presso la Cambridge University. Ma prima di conoscere qualcosa di più, permettete una parentesi.

VALERIA MIANI. La donna, nel Rinascimento, ha nella bellezza una qualità imprescindibile, il suo compito è il saper governare le facoltà del marito, la casa e i figli; in più deve saper vivere secondo le regole della vita cortigiana: in particolare, deve intrattenere ogni sorte d’omo con ragionamenti grati e onesti. Quindi deve essere a conoscenza di molti (meglio tutti) gli argomenti, ma deve essere modesta e onesta. In questa atmosfera, sullo sfondo della ricca e dotta Padova, si evidenzia Valeria Miani, nata nel 1563, morta intorno al 1620, vissuta la maggior parte della sua vita a Padova. Era figlia di Achille, giureconsulto laureatosi a Bologna. A soli diciotto anni, nel 1581, era stata esibita, nella moda degli “enfant prodige”, all’imperatrice Maria d’Asburgo, la moglie di Massimiliano II, che era di passaggio a Padova, sulla strada per Lisbona, ove sarebbe stata proclamata regina di Portogallo. Ad un certo punto Valeria sposò Domenico Negri, il 22 settembre del 1593, entrando dunque a far parte della nobiltà patavina: riconosciuta come una illustre donna padovana e garbata oratrice.

CELINDA, UNA TRAGEDIA. Torniamo ora all'opera Celinda: favola cupa di amori e vendette, travestimenti e mancate nozze regali, tra Persiani e Lidi, con un gusto orientaleggiante. La trama è intricata. Autilio, principe di Persia, ha rifiutato di sposare Eusina, figliastra di suo padre, Fulco, re di Persia, perché ama la figlia del re di Lidia, Cubo, la principessa quindicenne Celinda, di cui ha visto il ritratto. Vestito come una schiava si fa chiamare "Lucinia," e va a servire Celinda. Autilio così le rivela la sua identità e confessa il suo amore. La loro passione rimane un segreto a corte, ma le complicazioni sorgono quando Fulco dichiara guerra alla Lidia. Nel mentre, il vedovo Re Cubo ha scelto un marito nobile per la figlia Celinda, allo stesso tempo pianifica a fare la sua nuova regina Lucinia, che chiede il permesso di combattere nelle prime linee come donna guerriera nella battaglia che si avvicina tra Persia e Lidia. Tutto finisce nel sangue, il padre uccide il figlio, Celinda perde così il suo innamorato e si suicida, chiedendo di essere sepolta con l’amato. Eccoci dunque in un ambito di interesse letterario, cui è rimasta accesa la curiosità e lo studio. Sembra, infatti, che rispetto agli scrittori italiani del tempo, Valeria Miani sia riuscita a creare un'efficace gioco teatrale. Già, perché, di fatto, nella tragedia si riscontra uno stile “extra-italiano” che conosciamo in ...William Shakespeare. Infatti, in Celinda e Amorosa Speranza (altra opera della poetessa patavina), vi si trovano alcune analogie di soggetto e di struttura con le opere ambientate in Veneto di Shakespeare (in particolare: Sogno di una notte di mezza estate, Romeo e Giulietta, la Bisbetica domata), che però vengono tradotte in italiano solo verso il 1700. Dopo aver notato ciò, un altro tassello da aggiungere a questo curioso mosaico è analizzare la teoria che da qualche anno ronza nel mondo letterario: Shakespeare è italiano?

SHAKESPEARE È ITALIANO? Sembra che da alcuni approfonditi studi, riportati anche sul “the Times” dell'aprile 2000, di tal professor Martino Luvara di Ustica, docente della cattedra di Letteratura Italiana a Palermo, il noto autore teatrale londinese in realtà fosse Michele Agnolo (Michelangelo) Florio, siciliano, nato nel 1564 a Messina, figlio di Giovanni Florio, medico palermitano, e di Guglielma Crollalanza, di nobile famiglia messinese. Il padre si convertì presto al calvinismo e fu per questo che, per sfuggire all'inquisizione, i Florio abbandonarono in fretta Messina e si trasferirono al Nord, in Valtellina, e presero dimora in una casa chiamata Cadotel, perché appartenuta, secondo la voce popolare, a un certo Otello, militare al servizio della Repubblica di Venezia, il quale aveva ucciso per gelosia la moglie, di nome Desiderata. Il giovane Michele Agnolo, che a Messina aveva frequentato le scuole dei Cappuccini e aveva seguito i corsi di letteratura teatrale tenuti da Paolo La Rocca, in Valtellina si innamorò di Giulia, figlia di un altezzoso conte fanatico cattolico, il quale per ostacolare l'amore tra i due giovani non trovò niente di meglio che inscenare un finto rapimento e di affidare la figlia al governatore di Verona. Concupita dal governatore, la fanciulla preservò la sua purezza gettandosi da una torre del castello. Poco dopo il dottor Giovanni Florio, padre di Michele Agnolo, fu ucciso in un agguato tesogli dai fanatici cattolici. Guglielma Crollalanza tornò in Sicilia dai parenti, il giovane Michele Agnolo, ricercato dall'inquisizione, girovagò per l' Italia settentrionale e nel Veneto, soggiornando a Venezia, Verona, Mantova e Padova, dove forse seguì alcuni corsi di Diritto. A Venezia conobbe Giordano Bruno e da lui fu incoraggiato a lasciare l'Italia e a trovare una nuova sistemazione in Inghilterra, che Bruno conosceva bene per aver insegnato al Magdalene college di Oxford.

SHAKESPEARE CONOSCEVA LA MIANI. Ma come possiamo mettere in collegamento Michele Agnolo e Valeria? Ecco una possibili ipotesi. Se davvero a Padova la Miani era conosciuta come giovane donna nobile dalle bionde ciocche e poetessa “enfant prodige”, sicuramente tali “ciacoe” avranno stuzzicato la curiosità di Michele Agnolo, tra l'altro già giovane autore teatrale in dialetto messinese e di passaggio nel Veneto. Per incontrarla, potrebbe aver fatto come il personaggio Lucenzio de “la bisbetica domata”, proponendosi come tutore di latino per Valeria, o travestendosi per “infiltrarsi” in casa, come Romeo. I due, incontratosi, condividendo la reciproca passione per la letteratura, si saranno scambiati spunti e bagagli culturali, e sviluppato insieme idee per il teatro. Tal Michelangelo doveva trovarsi a Padova intorno al 1580, periodo in cui Galileo Galilei stava frequentando la facoltà di medicina, come suggeritogli dal padre (ma poi sappiamo che ha preferito seguire altri studi). Anche Galilei dunque lo avrà conosciuto? Ci sono delle coincidenze che potrebbero rimanere tali, o verificarsi fatti realmente accaduti, ma ciò non può distogliere ne nascondere le emozioni che ci vestono e le parole che ci rapiscono, quando una lettura è piacevole. Se poi tale lettura ci permette di conoscere o riscoprire scrittori e poetesse d'altri tempi, magari della nostra cara Padova, meglio ancora.

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