Operazione "al contrario" dell'università di Padova: i cervelli in fuga tornano in Italia

L'ateneo ha saputo intraprendere con le sue risorse un ampio progetto di recupero di "cervelli emigrati" all'estero e di attrazione di studiosi stranieri. Il rettore: "La sfida che vogliamo vincere è questa: metterci in gioco e competere a livello globale"

L’università di Padova può raccontare una “storia al contrario”: quella di una università che ha saputo intraprendere con le sue risorse un ampio progetto di recupero di “cervelli emigrati" all’estero e di attrazione di studiosi stranieri.

DOCENTI. Il suo consiglio di amministrazione ha approvato la chiamata diretta di 21 docenti (che presto diverranno 22), suddivisi in due categorie: da una parte 10 vincitori di finanziamenti Erc (8 dei quali erano finora operanti in università estere: 2 ingegneri dall’Olanda, 1 storico  dall’Irlanda, 1 neuroscienziata dalla Germania, 1 farmacologo dalla Svizzera, 1 fisico dalla Turchia, 1 fisico attualmente post doc in Australia, 1 antropologa dal Pakistan), mentre i restanti due provengono uno da un ente di ricerca italiano, l’altro da un’altra università italiana. Sono tutti italiani, tranne la neuroscienziata che è tedesca. Dall’altra 11 professori a diversi livelli di carriera (3 ricercatori, 6 associati e 3 ordinari), provenienti da prestigiose istituzioni straniere in Germania (4), Francia (2), Belgio (1), USA (1), Canada (1), UK (1), Bulgaria (1). Tre di loro sono stranieri e due hanno doppio passaporto. Le aree disciplinari sono le più diverse: biologia, biomedicina, medicina, fisica, matematica, ingegneria, linguistica, agraria, psicologia. Ad essi se ne aggiungerà presto un dodicesimo, un professore dell’area dei beni culturali proveniente dal Belgio. Due dati possono dare la misura dell’eccezionalità dello sforzo. Il primo: mediamente, ogni anno risultano vincitori di bandi Erc 15 progetti il cui proponente opera in un’istituzione italiana. In un colpo solo Padova porta al suo interno 10 vincitori di tali bandi, che quindi trasferiranno a Padova i finanziamenti ottenuti.

OPERAZIONE DI SUCCESSO. I “cervelli” riportati in Italia dall’estero o i “cervelli” stranieri sono in totale 20. Il personale accademico dell’università di Padova è costituito da circa 2000 persone. Il numero di professori che, con questa operazione, rientrano o si trasferiscono a Padova dall’estero corrisponde quindi all’1% dell’intero personale. L’università di Padova ritiene di aver attuato un’operazione di “brain gain” di grande successo, soprattutto se si pensa che l’ammontare contenuto degli stipendi italiani, l’impossibilità di assegnare uno “starting package” per attivare i laboratori (per le discipline che ne hanno necessità) o la mancanza di fondi dedicati per ristrutturare gli spazi di ricerca, oltre ad un pregiudizio diffuso di maggiore competitività delle istituzioni di ricerca americane e dell’Europa del nord, rende estremamente difficile attuare progetti di rientro di cervelli di queste dimensioni, in un solo anno. Ma questo è l’unico modo per uscire dall’unico tema ricorrente, la “fuga di cervelli” (brain drain), che rischia di rappresentare e consolidare una debolezza cronica e non esprimere un’università ed un paese che vuole competere in pieno con le nazioni avanzate.

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PRESENTAZIONE. Martedì tre di loro si presenteranno alle matricole che si sono iscritte quest’anno all’università di Padova. Hanno tre storie diverse: per età, per disciplina professata, per università di laurea, per Paese in cui hanno svolto recentemente le loro attività. Si tratta di Livia Holden, Stefano Corni e Mario Liotti. Livia, classe 1965, è antropologa del diritto. È stata preside della facoltà di scienze umane e sociali e professore di prima fascia alla Karakoram International University (Pakistan). In precedenza ha lavorato a Berlino alla Freie Universität e alla Humboldt, alla Griffith University (Australia), alla Lahore University of Management Sciences (Pakistan). Ha vinto l’Erc Consolidator Grant 2015 con il progetto "Cultural expertise in Europe: what is it useful for?". Stefano Corni (classe 1975), laurea e dottorato in chimica alla Normale di Pisa, ha lavorato presso l'Infm di Modena, poi al Cnr (Istituto di nanoscienze). Ha condotto periodi di ricerca in Finlandia e in Svizzera. Si occupa di simulazioni di nanosistemi, molecole biologiche e della loro interazione. È responsabile scientifico del progetto Erc Consolidator Tame-Plasmons. Infine Mario Liotti (classe 1956) è ordinario di neuroscienze cognitive alla Simon Fraser University (Vancouver, Canada). Tra le sue aree di ricerca: lo sviluppo dell’attenzione e delle funzioni esecutive in bambini tipici e con disturbi dell’attenzione-iperattività; le interazioni tra emozioni e processi cognitivi in individui normali e pazienti con disturbi affettivi; l’organizzazione normale e patologica del linguaggio. Nel 2003 ha ricevuto a New York il Premio Arnold Pfeffer per il miglior contributo scientifico alla neurobiologia delle emozioni. Sarà questa la loro prima presenza ufficiale nella nostra università, in attesa che per loro, e per gli altri 19, si completi l’iter burocratico, che prevede il nulla osta da parte del Ministero dell’università.

RETTORE. Il rettore Rosario Rizzuto commenta: "Come mi ero ripromesso all’inizio del mio mandato, giusto un anno fa, uno degli obiettivi era quello di portare nel nostro Ateneo giovani competenti, brillanti, in grado di aumentare ancora più il nostro prestigio e la nostra competitività internazionale. Perché è questo l’orizzonte sul quale vogliamo collocarci, la sfida che vogliamo vincere: metterci in gioco e riuscire a competere non solo nel nostro Paese, ma a livello globale".

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