Chiosco dei Tadi, 5 giorni di blocco. Il gestore: «Sanzione giusta. Da ora chiusura anticipata e lo steward»

«Stare fermo 5 giorni non fa certo piacere e speravo in un richiamo piuttosto che dover ancora star chiuso, perché qui bisogna pensare anche a sopravvivere. Riaprirò limitando sia l'orario che i posti sul plateatico per evitare assembramenti»

Gli hanno imposto cinque giorni di chiusura dopo che la Polizia Locale è intervenuta per verbalizzare quanto stesse accadendo la sera di giovedì 21 maggio, quando erano indubbiamente in troppi nella area adiacente al Chiosco dei Tadi. Giuseppe Guastella lo gestisce da maggio a novembre come attività stagionale, da qualche anno ormai. Più che per la sanzione, dovrà tenere chiusa l’attività per altri cinque giorni dopo il lungo periodo di lockdown è visibilmente dispiaciuto di passare per quello che non è: «Non vorrei che si pensasse che eravamo qui a fare sprtiz solo pensando all’incasso senza pensare a ciò che ci sta accadendo attorno.Tutt’altro» Cosa non ha funzionato? «Evidentemente non è bastato vigilare e accolgo con favore l’idea di assumere chi può dare una mano a controllare non si formino assembramenti, ma anche questo è comunque un costo in più che si aggiunge a spese che abbiamo comunque sostenuto nonostante la chiusura. Inoltre ridurrò l’orario, alle 22 chiudo fino a che non si esaurisce l’emergenza Covid». 

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«Mercoledì 20 maggio ho deciso di riaprire - ci spiega - proprio per capire se fosse davvero possibile lavorare seguendo tutte le indicazioni date per contrastare la diffusione del Covid 19. Mi sono armato di metro per far sì che le persone mantenessero la giusta distanza. Il primo giorno è andato tutto bene, non giovedì sera». C’era più gente in giro? «Questo è anche un posto di passaggio, non c’è solo il chiosco. C’è anche il ponte dei Tadi che attira tante persone che giustamente ci si fermano, stazionano. E’ molto complicato controllare tutto e giovedì qualche difficoltà c’è stata». Sei stato infatti sanzionato: «Si, la polizia locale ha riscontrato quello che stavo raccontando, non si è riusciti ad evitare assembramenti. Per questo mi hanno fatto il verbale. Certo stare fermo 5 giorni non fa certo piacere e speravo in un richiamo piuttosto che dover ancora star fermo, perché qui bisogna pensare anche a sopravvivere. Però, come ho spiegato, riaprirò limitando sia l'orario che i posti sul plateatico. Poi come ha suggerito l'assessore Bressa, che mi ha chiamato per capire come stessero le cose ed è stato molto disponibile, metterò uno steward che aiuti a far sì che situazioni come quelle di giovedì non si verificano proprio perché questo è anche un punto di passaggio molto transitato. Ma non sottovaluto l'emergenza che stiamo vivendo. Sfortunatamente non ho vent'anni come molti dei ragazzi che escono a divertirsi la sera, io ho un'età in cui so bene che non siamo immortali. Loro forse, vista proprio l'età, fanno probabilmente un ragionamento inverso e anche per questo non è facile far rispettare tutte le disposizioni. Ma bisogna comprendere anche chi, dopo due mesi in casa chiuso ha voglia di stare insieme. Stiamo vivendo qualcosa di nuovo e lo è per tutti». 

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