La corte d’Appello di Venezia conferma la sentenza di primo grado: alla guida il 5 aprile del 2005 c'era Mattia Tindaci

Resta il giallo sulle foto dell’incidente, scomparse e rimane il dubbio sul dna nella cintura di sicurezza del guidatore, che è incompatibile con quello del giovane

Mattia Tindaci (foto pubblicata per gentile concessione della famiglia, diritti riservati, vietata la riproduzione)

Dopo 14 anni potrebbe essersi quindi chiusa la vicenda, almeno dal punto di vista giudiziario, del tragico incidente che il 5 aprile del 2005 portò alla morte di tre giovani studenti padovani: Nicola e Vittorio De Leo, e Mattia Tindaci, tutti tra 17 e 19 anni.

Sentenza

Sono quasi le 19.00 di mercoledì 10 aprile, quando i giudici della quarta sezione civile della corte d’Appello di Venezia leggono la sentenza, che conferma quella emessa in primo grado. I giudici confermano che alla guida del veicolo c’è Mattia, nonostante i dubbi sollevati dalla famiglia Tindaci.

Istanze non ascoltate

Le istanze dei Tindaci che avevano promosso il ricorso al secondo grado non sono state però accolte e la coppia dovrà rifondere delle spese legali la famiglia De Leo. Le responsabilità civili dell’incidente vengono fatte ricadere in Francesca Volpe, la 22enne proprietaria della macchina e che l’avrebbe ceduta, questo dicono le sentenze, a Mattia, che all’epoca aveva solo il foglio rosa. Le assicurazioni dovranno risarcire tutti le famiglie tranne quella di Mattia, che ancora è stato ritenuto alla guida del mezzo.

Dubbi irrisolti

L’udienza di fronte al giudice Mauro Bellano era iniziata con alcuni colpi di scena. Il collegio di magistrati sembrava infatti pronto ad accogliere una nuova istruttoria sul caso e invece è uscito dalla camera di consiglio con la sentenza. Resta il giallo sulle foto scomparse dell’incidente e rimane a maggior ragione il dubbio sul dna nella cintura di sicurezza del guidatore, che è incompatibile con quello di Mattia.

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