Trappole illegali e animali in gabbia: il controllo smaschera l'imprenditore bracconiere

É stato denunciato il titolare di un allevamento che, senza alcuna autorizzazione e licenza, catturava uccelli selvatici con un complesso sistema installato abusivamente

La voluminosa rete da uccellagione installata all'esterno dell'azienda agricola

L'uomo, proprietario di un allevamento di bestiame a Piazzola sul Brenta, deve rispondere di furto venatorio e maltrattamento di animali. Non solo aveva realizzato una trappola progettata nei minimi particolari, che certamente utilizzava da diverso tempo, ma per attirare gli uccelli selvatici usava tre merli, ingabbiati e a loro volta catturati in precedenza.

Comportamento sospetto

A scoprirne le attività illecite sono stati i carabinieri forestali di Cittadella impegnati in una serie di controlli nelle ditte zootecniche dell'Alta Padovana. Quando si sono presentati nella sede dell'allevamento hanno immediatamente notato l'agitazione dell'uomo, che continuava ad allontanarsi per pochi minuti dirigendosi all'esterno dei locali. Passando a controllare la zona all'aperto è stato chiaro il motivo di tanto nervosismo.

La trappola e le esche

Parzialmente nascosta da una siepe c'era una rete da uccellagione alta tre metri e lunga venti, saldamente picchettata a terra e con un complesso sistema a corda per intrappolare gli uccelli selvatici. Un vero e proprio impianto che senza dubbio veniva utilizzato da tempo e stabilmente per compiere una pratica illegale, che minaccia molte specie protette. Nelle reti non c'erano animali intrappolati, ma i forestali hanno recuperato tre merli rinchiusi in alcune gabbie poco distanti. Tutti senza gli anellini identificativi alla zampa (obbligatori per certificare che non siano frutto di bracconaggio), servivano per attirare con il loro verso altri animali e anche loro erano state prede della rete da uccellagione.

carabinieri forestale-3

La denuncia

Severi i provvedimenti nei confronti dell'imprenditore, segnalato all'autorità giudiziaria e denunciato. Ad aggravare la sua situazione è il fatto che fosse privo di licenza di caccia: in quel caso sarebbe stato accusato di uccellagione, mentre ora deve rispondere di maltrattamento e furto venatorio. Sequestrata e smantellata la rete, i tre merli sono stati liberati.

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