Despar Padova “adotta” una ricercatrice con la Fondazione città della speranza

Con 27.600 euro ricavati dalla vendita delle ceste natalizie “Sostieni la Ricerca, regala la Speranza”. Caterina Trevisan, 25 anni, lavora alla rigenerazione del muscolo in caso di ernia diaframmatica congenita, patologia che colpisce un bambino su 2500

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Caterina Trevisan è una venticinquenne minuta, con gli occhi chiari e un bel sorriso aperto. Se la incontrassimo in centro città, probabilmente la prenderemmo per una delle tante studentesse universitarie che si affrettano da una lezione all'altra. A fare la differenza è il camice bianco che Caterina indossa, mentre si china verso un potente microscopio per osservare il vetrino appena selezionato.

Siamo a Padova, nella Torre della ricerca che Fondazione città della speranza ha inaugurato nel 2012.

Caterina Trevisan è una dei giovani ricercatori che operano nel Laboratorio di Cellule Staminali e Medicina Rigenerativa coordinato da Michela Pozzobon e Paolo De Coppi. Con il suo camice bianco, i suoi venticinque anni, la sua Laurea (con il massimo dei voti) in Biotecnologie Industriali, Caterina studia in particolare come ricostruire il muscolo danneggiato nella patologia dell'ernia diaframmatica congenita, che colpisce un neonato su 2500.

Nelle prime settimane di gravidanza esiste una comunicazione fisiologica tra l'addome e il torace del bambino: generalmente questa comunicazione si chiude entro il terzo mese di gestazione. In caso di ernia diaframmatica congenita, questo non avviene: una parte del contenuto addominale può risalire nella cavità toracica attraverso quest'apertura, fino a comprimere i polmoni e il cuore, impedendone così il completo sviluppo.

Il lavoro di Caterina è importante: studia le cellule staminali per ricostruire il diaframma lacerato, e migliorare - o addirittura rendere possibile - la vita dei bambini colpiti da questa patologia. Il lavoro di Caterina è a lungo termine: il progetto durerà tre anni, ed è la prosecuzione di quello che aveva cominciato nel periodo di tesi.

Aspiag Service, la concessionaria Despar per il Nordest, ha "adottato" il lavoro di Caterina Trevisan grazie al ricavato della vendita della cesta natalizia "Sostieni la Ricerca, regala la Speranza" in 52 supermercati Despar, Eurospar e Interspar del Veneto. Da metà novembre alla fine del 2015 ne sono state vendute oltre 1.600, per un importo complessivo di 27.600 euro: quanto basta per finanziare il primo anno della ricerca di Caterina.

L'iniziativa è stata raccontata mercoledì 24 febbraio in occasione di un'informale conferenza stampa, proprio alla Torre della Ricerca: non la solita sequenza di dichiarazioni dal tavolo dei relatori a una platea più o meno interessata, ma un vero e proprio tour nei laboratori dove Caterina Trevisan e gli altri ricercatori conducono le loro attività.

A fare da ciceroni per Città della Speranza Franco Masello e Stefania Fochesato, rispettivamente presidente e membro del consiglio direttivo della Fondazione; la dottoressa Michela Pozzobon ha invece raccontato cosa succede nel Laboratorio di Cellule Staminali e Medicina Rigenerativa di cui è responsabile.

Per Despar è stata la responsabile dell'ufficio stampa, Michela Poles, a spiegare che - come spesso accade - l'iniziativa è nata dall'intuizione e dalla sensibilità di una persona in particolare, Giuditta Michieli, che si occupa di acquistare i prodotti per le ricorrenze e ha dato all'azienda l'occasione di esercitare in modo semplice ed efficace la propria responsabilità sociale.

Franco Masello ha ringraziato Despar per il concreto supporto, ma ha anche ricordato come la ricerca abbia bisogno degli investimenti dei privati per poter progredire e innovare: "Si tratta di investimenti lungimiranti, e ben più redditizi di quello che normalmente si immagina: perché la ricerca non soltanto consente di trattare o superare patologie e migliorare la qualità della nostra vita, ma genera vera innovazione e anche opportunità di lavoro. In altre parole, è uno straordinario motore di sviluppo".

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