Ultimata la nuova scultura del progetto UrbArt, tra via Sorio e via Castelfidardo

Il salice è stato scolpito da Marco Zecchinato. Dopo la tempesta del luglio scorso non era più stabile con grave pericolo per i passanti e la circolazione. Il suo destino era quindi l'abbattimento. L'artista gli ha dato nuova vita

Il salice scolpito da Marco Zecchinato

Dopo la prima opera è stata realizzata a settembre al Parco Milcovich dallo scultore Gianluigi Zeni, che ha trasformato una sofora nella scultura "Il gioquilibrista urbano" e le due sculture di Matteo Gandini e Mauro Pietro Gandini trasformando due platani in zona Sacro Cuore, il salice scolpito da Marco Zecchinato tra via Sorio e via Castelfidardo è la nuova tappa del progetto UrbArt.

Urb Art

Il progetto "UrbArt - Dare nuova forma alla città" intende trasformare in sculture le ceppaie degli alberi che hanno concluso il proprio ciclo di vita e che non possono, per vari motivi, essere sostituiti da nuovi alberi nello stesso luogo. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo tramite il bando CulturalMente, è ideato dalle associazioni Marga pura e Teatro invisibile, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Padova e il coinvolgimento del liceo artistico Selvatico ed il liceo scientifico Curiel.

Marco Zecchinato

Il salice scolpito da Marco Zecchinato, recentemente rientrato a Padova dopo un Master in scultura pubblica frequentato in Portogallo, dopo la tempesta del luglio scorso non era più stabile con grave pericolo per i passanti e la circolazione. Il suo destino era quindi l'abbattimento. Il suo destino era quindi quello di essere tagliato a zero e, nella stessa area, non era possibile piantare un nuovo albero. Grazie al progetto UrbArt, è rimasto, trasformato in scultura, come parte del paesaggio che ha ospitato la pianta per lungo tempo.
L'idea è quella di dare nuova forma al legno che altrimenti verrebbe perduto: la poetica di Marco Zecchinato, il dinamismo delle forme, l'apparente casualità con cui si muove la materia lo riportano lo riporta ad uno stato primordiale di dialogo vivo e profondo con la natura della quale esalta le linee accompagnandole in un gioco di mutazioni e rimandi, di richiami astratti e di elementi che restano al naturale, come alcuni rami della parte alta del salice, lasciati nella loro forma originaria. L'opera resterà radicata in esposizione permanente, andando a contribuire alla galleria a cielo aperto che si sta formando nei quartieri della città.

Gallani

«Con questo progetto, il primo in Italia in area urbana, da una perdita sempre dolorosa, quella di un albero, si crea bellezza e attenzione per il proprio quartiere – spiega l’assessora al Verde, Chiara Gallani – Le sculture rimangono parte del paesaggio, dove prima c’era l’albero, di cui sono memoria e testimonianza. Un modo nuovo per dare valore e fare apprezzare a tutti gli alberi come parte del contesto in cui ci muoviamo ogni giorno».  Il programma prevede dieci interventi che, una volta conclusi, verranno presentati attraverso una mappa per un percorso ciclo-pedonale tra le varie opere, stimolando turisti e cittadini a far durare nel tempo l’iniziativa e contribuire a trasformarla in un’esposizione permanente. «Si tratta di un'iniziativa unica e innovativa, in territorio montano ci sono alcune esperienze di riferimento che sanno coniugare natura ed arte – sottolinea Sara Celeghin, direttrice artistica del progetto – ma in ambito urbano è la prima occasione di creazione di un mostra permanente di opere lignee. Contiamo che questo progetto possa ispirare anche altre città». 

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