Educatore pedofilo dell'Estense Condanna definitiva in Cassazione

Il 50enne Giovanni P., già ai domiciliari nella sua abitazione di Ponso, è stato trasferito in carcere a Padova. La Suprema Corte ha confermato la sentenza del Tribunale euganeo, riducendo la pena da 11 anni e 6 mesi di reclusione a 10 anni

Rigettando il ricorso presentato dai legali dell’imputato, la Corte di Cassazione ha emesso la sentenza definitiva di condanna per pedofilia nei confronti di Giovanni P., 50enne già agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Ponso poiché condannato nel 2011 in primo grado dal Tribunale di Padova a 11 anni e 6 mesi di reclusione con interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto di frequentare luoghi dove fossero presenti prevalentemente minori.

10 ANNI DI PENA. Giovedì 6 giugno, i carabinieri del Norm della compagnia di Padova hanno notificato al 50enne l’ordine di carcerazione, trasferendolo al Due Palazzi di Padova. Originario di Sant’Urbano, l'uomo era salito alla ribalta della cronaca locale nel 2009, quando i militari dell'arma, coordinati dalla Procura della Repubblica, nell’ambito di un’attività d’indagine originata dalle dichiarazioni rese da una ex ospite di una casa di accoglienza gestita da quest'ultimo, avevano raccolto testimonianze ed elementi probatori sui suoi comportamenti inequivocabilmente pedofili nei confronti dei ragazzini a lui affidati, arrestandolo. La Suprema Corte, pur confermando la sentenza già emessa dal Tribunale di Padova, ha ridotto la pena a 10 anni, mantenendo comunque le pene accessorie.

Giovanni P.-2LA CRONISTORIA. Il condannato gestiva in prima persona 3 centri per il recupero e l’assistenza di minori nell'Estense. Tali centri erano convenzionati con l’Asl, quindi il Tribunale per minorinenni faceva spesso ricorso a questi centri anche per casi particolarmente delicati. Proprio in tali contesti, il 50enne selezionava le sue vittime. Approfittando della sua posizione, poi, imponeva ai ragazzini il silenzio, talvolta con regali, anche generosi, altre volte con punizioni, privazioni e violenze. Dal 2007 in poi i carabinieri, partendo dalle dichiarazioni di una giovane ragazza che, uscita dai centri, riferiva di strani atteggiamenti dell'uomo il quale, prima con circospezione, poi con sempre maggiore spavalderia, obbligava diversi minori, tutti maschi nemmeno adolescenti, a dormire e fare la doccia con lui, baciarlo, abbracciarlo. I militari sono riusciti a raccogliere le testimonianze di 3 minori i quali, superando a fatica lo choc dovuto a quei terribili ricordi, hanno riferito di aver subito, nel corso degli anni della loro permanenza sotto le tutele dell'educatore. Quando si approssimavano al momento di lasciare le comunità, raggiunta la maggiore età, il pedofilo cambiava atteggiamento, diventando affettuoso e premuroso, e regalando loro cellulari nuovi o addirittura, in un caso, un motorino. Cercava quindi, pur interrompendo quasi completamente i contatti fisici, di non perdere il rapporto con i giovani, coinvolgendoli in attività varie e tenendoli sempre, in qualche modo, sotto controllo. L'arresto nel 2007, anche alla luce dei riscontri ottenuti con intercettazioni telefoniche, video e ambientali. Ad aggravare la sua posizione è intervenuta anche la denuncia di un ulteriore ragazzo, vittima di decine di episodi di violenza quando era minore e ospite di una delle strutture: è stato avviato un secondo procedimento che ha recentemente portato il Tribunale collegiale a una sentenza di condanna in primo grado a oltre 7 anni di reclusione.

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