Genitori divisi sulla professione religiosa del figlio: la querelle finisce in aula

La diatriba tra padre e madre sulla volontà del figlio, minorenne, di seguire le attività dei Testimoni di Geova, finisce prima in tribunale a Padova e poi davanti alla corte d'Appello di Venezia che legittima il giovane a seguire il proprio indirizzo

Il figlio minorenne, di genitori separati, sceglie di partecipare alle attività dei Testimoni di Geova, contro la volontà del padre, e il caso finisce in tribunale a Padova. Come riportano i quotidiani locali, una diatriba che ha radici profonde e che, se in un primo momento ha dato ragione al papà, ora, a distanza di anni, sarebbe stata ribaltata.

I FATTI. Dopo la separazione dei coniugi il figlio, 14enne all'epoca dei fatti, era stato affidato alla madre. La donna, residente nel camposampiese, si sarebbe avvicinata ai Testimoni di Geova proponendo anche al figlio di prendere parte alle riunioni. La cosa sarebbe stata accolta di buon grado dal ragazzo tanto da portarlo a non seguire più l'ora di religione a scuola.

GIUDICE. Di tutt'altro avviso il padre avrebbe visto la cosa vedendola come una sorta di "costrizione" da parte della madre e avrebbe portato la querelle famigliare davanti ad un giudice. La legge avrebbe dato ragione all'uomo affindando ai servizi sociali l’incarico di monitorare la situazione familiare e ammonendo la madre per aver deciso la professione religiosa del figlio senza coinvolgere il padre e inibendola dal far partecipare il ragazzo a tutte le attività dei Testimoni di Geova per un anno dalla sentenza.

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APPELLO. A questo punto sarebbe stata la madre a prendere in mano la situazione, impugnando in appello la decisione del tribunale e sostenendo il principio della libertà religiosa. Presa di posizione che sarebbe stata avvalorata dalla corte d’Appello di Venezia che avrebbe dato ragione alla madre perchè, a 15 anni, una persona sarebbe abbastanza matura per poter scegliere quale religione professare. Non solo, nel caso di genitori di diversa fede, deve essere concessa ai figli l’opportunità di scegliere il proprio indirizzo religioso prima del compimento del diciottesimo anno d’età. Tutto ciò avrebbe quindi portato alla revoca del divieto a partecipare alle riunioni del movimento, imposto al ragazzo in primo grado.

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