Mose, Giovanni Mazzacurati arrestato per turbativa d'asta

L'ingegnere padovano, padre del noto regista Carlo, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, è finito ai domiciliari nell'ambito di un'ampia operazione della Guardia di Finanza. Al centro gli appalti della grande opera lagunare

140 perquisizioni, 100 persone indagate, 14 arresti (7 domiciliari e 7 obblighi di dimora), oltre 550 militari impiegati. Sono i numeri della vasta operazione della Guardia di Finanza di Venezia eseguita dalle prime ore di venerdì e che vede al centro il Consorzio Venezia Nuova, la società concessionaria del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione del Mose. La principale accusa nei confronti degli indagati è di turbativa d'asta, nonché fatture false e appalti "distorti". Ai domiciliari anche Giovanni Mazzacurati, ingegnere padovano dimessosi dalla presidenza del Consorzio lo scorso 28 giugno, padre del noto regista Carlo.

A GIUGNO: Mazzacurati gira scene del suo ultimo film a Padova - Il set del regista padovano anche al cimitero di Monselice

IL RUOLO DI MAZZACURATI. Le indagini della Finanza avrebbero fatto emergere un ruolo dominante e discrezionale del Consorzio 'Venezia Nuova' - in primis, dell'allora presidente Giovanni Mazzacurati - nella gestione dei lavori del Mose e di tutte le opere ad esso correlate. Ruolo che avrebbe permesso di agevolare alcune imprese a scapito di altre; e ciò grazie ad assegnazioni di lavori "fuori quota", i quali esulano dai principi del cosiddetto "prezzo chiuso" e delle assegnazioni in relazione alle rispettive quote di spettanza. I finanzieri hanno così individuato il ruolo centrale, nel meccanismo della presunta distorsione del regolare andamento degli appalti, dell'ex presidente Mazzacurati. Secondo l'accusa, predeterminava la spartizione delle gare allo scopo di garantire il monopolio di alcune imprese sul territorio veneto, di "tacitare" i gruppi economici minori con il denaro pubblico proveniente da altre pubbliche amministrazioni e quindi di conservare a favore delle imprese "maggiori" il fiume di denaro pubblico destinato al Consorzio Venezia Nuova.

FONDI NERI. Le indagini delle fiamme gialle lagunari, coordinate dal colonnello Renzo Nisi, sono iniziate da una verifica fiscale svolta nei confronti della Cooperativa San Martino di Chioggia. I finanzieri hanno accertato l'utilizzo di una società austriaca, mediante la quale veniva fatto lievitare in modo fittizio il costo di acquisto delle palancole e dei sassi da annegamento provenienti da una società croata, così da creare in Austria dei "fondi neri" a disposizione dei referenti della cooperativa, arrestati stamani. L'utilizzo di questi "fondi" non è stato ancor ben definito dalla Guardia di finanza di Venezia.

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