Impiegata addetta alla contabilità intasca in ufficio 137mila euro

Lavorava da anni in una ditta in zona industriale a Padova con mansioni amministrative e finanziarie. La donna, 62enne di Santa Giustina in Colle, prelevava grosse somme dai conti aziendali dal 2004

Tribunale di Padova

Era impiegata da anni in una ditta padovana che produce orologi industriali. Massima fiducia da parte dell'azienda nei confronti di una collaboratrice veterana e competente. Si occupava degli F24 per il pagamento dell'Iva e delle imposte, gestiva le relazioni con gli istituti di credito cui l'impresa si appoggiava, le buste paga dei dipendenti e i pagamenti. Insomma, aveva un incarico di grossa responsabilità. Peccato che, come riportano i quotidiani locali, non le sia bastato il suo stipendio e, "per arrotondare", si sia intascata negli anni circa 137mila euro, prelevandoli dai conti aziendali destinati al pagamento dell'Iva.

IVA NON PAGATA. Il proprietario della ditta con sede in zona industriale a Padova, 60enne residente in città, non aveva mai sospettato della sua dipendente, affidandole mansioni amministrative e finanziarie. Fino al 2009, anno in cui gli sarebbe stato notificato un atto giudiziario per omesso versamento dell'Iva per l'anno 2005. La donna, dopo essere stata interrogata a riguardo, per tutta risposta si sarebbe volatilizzata. Scomparsa da lavoro e da casa, tanto che ne era anche stata denunciata la scomparsa.

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AMMANCHI PER 137MILA EURO. Una serie di verifiche e controlli da parte del commercialista dell'azienda avrebbe permesso di appurare che nel corso degli anni risultavano a carico dell'impiegata diverse irregolarità. Ammanchi sin dal 2004 per una somma complessiva di oltre 137mila euro, che la donna si sarebbe accaparrata indebitamente. L'imputata, 62enne di Santa Giustina in Colle, si è affidata alla difesa dell'avvocato Massimo Zuolo. La ditta, costituitasi parte civile, a quella di Ernesto De Toni. Lunedì, su richiesta del pm Anna Carmen Calabria, il tribunale ha condannato l'impiegata a 18 mesi di reclusione e a 800 euro di multa. La sospensione condizionale della pena è subordinata al risarcimento dei danni, che il giudice ha quantificato in 163mila euro.

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