L'inferno tra le mura di casa: picchiata selvaggiamente per due anni davanti al figlio

I carabinieri della compagnia di Abano hanno allontanato dalla casa di famiglia e portato in carcere un marito-padrone che per mesi ha minacciato e malmenato la moglie

Un matrimonio all'apparenza sereno, un figlio adolescente e, all'improvviso, un'escalation di violenze con la moglie finita in ospedale e andata via di casa. É finito in carcere per gravi maltrattamenti in famiglia un 46enne di Rovolon, arrestato dai carabinieri.

L'inizio della fine

Le indagini sono iniziate dopo che la 41enne, stremata, si è rivolta ai militari di Rovolon raccontando il suo calvario. Da un anno e mezzo il marito, che fino ad allora non aveva dato particolari segni di squilibrio, era come impazzito. Un passato con qualche problema con l'alcol e qualche leggero disagio psicologico, che però con il matrimonio sembrava essersi lasciato alle spalle. Invece la sua furia è esplosa senza apparenti motivi: prima gli insulti, qualche scatto d'ira, poi le percosse, anche in presenza del figlio.

Insultata e picchiata

All'inizio se la prendeva con la moglie per i motivi più banali, arrivando a lanciarle contro degli oggetti e a rompere il televisore di casa. Dalle aggressioni verbali a quelle fisiche il passo è stato breve. Due gli episodi più gravi, a marzo e a settembre. La prima volta la donna è stata presa a schiaffi e pugni rimediando ferite guaribili in due settimane. La seconda le ha addirittura rotto il naso, il tutto davanti al figlio 13enne.

La denuncia e le armi

Esasperata e fortemente dimagrita per l'ansia, la 41enne se ne è andata di casa portando con sé il figlio e denunciando tutto ai carabinieri. Quando sono arrivati nell'abitazione dell'uomo hanno trovato un piccolo arsenale, con un tirapugni in metallo, un pugnale e uno storditore elettrico nascosto abilmente in un pacchetto di sigarette.

L'arresto

Informato il pubblico ministero l'uomo è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia aggravati. Le indagini del Gip, sulla base delle gravi prove raccolte, hanno confermato la custodia in carcere per tutelare moglie e figlio, già vittime di due anni di inferno.

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