Gli attivisti occupano l'ex centro anziani, nasce "Berta": «Ridaremo vita al quartiere»

Ha inaugurato in occasione del primo maggio il nuovo spazio sociale occupato all'Arcella, riportato a nuova vita da un gruppo di attivisti di Potere al Popolo e Spazio Catai

L'edificio di via Callegari con gli striscioni affissi dagli attivisti

Il nome scelto è "Berta - Casetta del popolo" e si trova all'interno dello stabile di prorietà di Ater in via Cardinal Callegari, un tempo residenza per anziani gestita dal Comune e chiuso da tre anni. Gli occupanti stanno eseguendo una serie di migliorie e organizzando un ampio calendario di eventi.

Uno spazio per il quartiere, aperto a tutti

«Lo abbiamo riaperto per restituirlo al quartiere e alla città con la scommessa che un luogo di aggregazione, mutualismo, cultura, auto-organizzazione non solo è necessario ma è vitale», così esordisce il messaggio di lancio dell'iniziativa, che ha preso il via ufficiale il primo maggio con una giornata passata in compagnia. Musica, cinema, incontri compongono il calendario degli eventi in programma, ma il progetto è ampio. Uno sportello contro lo sfruttamento, uno sportello salute, uno di ascolto del quartiere, un doposcuola e aiuto compiti, pranzi popolari: tutto per creare momenti di socialità e condivisione. «Sono solo alcune delle cose che vogliamo fare in questo spazio» spiegano «alcune partiranno subito, altre le stiamo progettando, altre ancora ne abbiamo in mente». Uno spazio aperto a tutti, residenti dell'Arcella e non solo, dedicato all'attivista honduregna Berta Caceres uccisa nel 2016.

La controversia con Ater

L'edificio è di proprietà di Ater. Secondo quanto riportano gli attivisti, sarebbero stati fatti diversi tentativi di mediare con l'ente per ottenere la fruibilità dello spazio abbandonato. Tentativi che non avrebbero mai trovato risposta, eccetto la comunicazione di voler vendere l'immobile. «Ater non risponde alle richieste di affidamento e allo stesso tempo non fornisce le delibere dove, secondo quanto dicono, sarebbe contenuta una risoluzione che prevede la vendita dello stabile», ecco il motivo dell'occupazione, per ridare vita a un'area dal grande potenziale. La posizione è ferma, ma la speranza è quella di un accordo: «Se Ater persevererà nella scelta di lasciare i luoghi abbandonati e le case vuote, troverà una forte opposizione popolare; se invece proverà ad accogliere questo progetto siamo disponibili ad interloquire costruttivamente».

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