Occupazioni, ecco perché il giudice ha assolto gli attivisti del Gramigna: "Mensa marzolo restituita alla città".

Il giudice che li ha assolti motiva la decisione sulla base delle finalità per le quali mensa e stabile furono occupati: «L’obiettivo era restituire il bene agli studenti e alla città»

I giudici del tribunale di Padova hanno depositato le motivazioni della sentenza di assoluzione dei 12 imputati per occupazione abusiva della mensa di via Marzolo e della Casa dello Studente. Nel dispositivo che scagiona i 12 attivisti vicini al centro sociale Gramigna il giudice monocratico scrive che «lo scopo ultimo che gli autori rappresentavano – pur nella persistente oggettiva illegittimità della loro azione – era quella di “restituire” alla comunità studentesca e cittadina in genere un luogo latu sensuloro spettante, per troppo tempo rimasto inutilizzato».

Sentenza

La notizia è stata riportata oggi sul quotidiano Il Corriere del Veneto. La sentenza era stata emessa la scorsa estate. A rappresentare la difesa degli attivisti l’avvocato Marina Infantolino che a dibattimento ha dimostrato come i ragazzi si fossero appropriati di un bene a loro destinato ma chiuso da anni a causa di un contenzioso tra la Fondazione casa dello studente, che fa riferimento all’Università, ed Esu. L’unico effetto di questo contenzioso è stato che gli stabili costruiti per i ragazzi sono rimasti chiusi per anni, fino al 24 gennaio 2014, giorno in cui vennero occupati dal collettivo di studenti che fa riferimento al Gramigna.

Gramigna, seconda vittoria

Il giudice che li ha assolti motiva la sua decisione sulla base delle finalità per le quali mensa e stabile furono occupati: l’obiettivo era, come scritto, restituire il bene agli studenti e alla città. E questo, a detta del giudice, non è un reato. Attivisti del Gramigna erano poi stati denunciati una seconda volta per l’occupazione della mensa di via Marzolo, per la seconda volta sono finiti a processo lo scorso anno. Anche in questo caso sono stati assolti perché le indagini non hanno dimostrato con precisione gli autori del danneggiamento, ovvero non è stato individuato chi ha materialmente rotto i sigilli posti dopo il primo sgombero. Per gli attivisti del Gramigna si tratta quindi della seconda vittoria.  

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