Memorie dal sottosuolo

Mercoledì tutti i risultati del Progetto Padova underground al Bo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Padova s-3Un’adeguata conoscenza del sottosuolo dei centri urbani italiani è fondamentale per pianificare gli interventi edilizi, per valutare, prima, il patrimonio archeologico sepolto e per soppesare adeguatamente il rischio idraulico, idrogeologico e di stabilità degli edifici. Nasce per questo motivo una nuova disciplina, la geoarcheologia, in cui metodi e strumenti tipici delle scienze della Terra sono applicati alla ricostruzione dei contesti paleoambientali e alla risoluzione di problematiche archeologiche.

“Padova underground, a geoarchaeological investigation of the city”, è il progetto di eccellenza, di cui è responsabile scientifico Paolo Mozzi e condotto dal Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto e con il sostegno della Fondazione Cariparo, che ha studiato la storia insediativa di Padova e l’evoluzione geomorfologica dei suoi fiumi, noti nell’antichità con il nome di Medoacus maior e minor.
 
Mercoledì 24 ottobre dalle ore 9.30 in Archivio Antico di Palazzo Bo, via VIII febbraio 2 a Padova, tutti i risultati della ricerca saranno presentati nell’ambito del convegno “I fiumi e la città. Geoarcheologia urbana a Padova e in Italia” organizzato dal Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova in collaborazione con il MIBAC e la Fondazione Cariparo.

Anthony Brown del Palaeoenvironmental Laboratory at the University of Southampton e Mauro Cremaschi, Università di Milano, forniranno il quadro dei recenti avanzamenti nello studio dei contesti archeologici in ambiente fluviale, mentre nel pomeriggio, alle ore 17.00, è prevista una Tavola rotonda dal titolo “L’archeologia preventiva e le nuove metodologie per la definizione del potenziale archeologico: quali orizzonti di applicazione” con Vincenzo Tinè, Soprintendente per i beni archeologici del Veneto, Filippo Maria Gambari, Soprintendente per i beni archeologici dell’Emilia Romagna, e Andrea Pessina, Soprintendente per i beni archeologici della Toscana.
 
 Lo studio su Padova ha interessato un ampio tratto di pianura compreso tra i fiumi Brenta e Bacchiglione, con particolare attenzione all’area urbana e al centro storico. Grazie a riprese satellitari e rilevamenti da aereo con sensori laser e fotocamere digitali multispettrali, è stato possibile riconoscere gli antichi percorsi fluviali e le impercettibili elevazioni del terreno, di origine naturale e antropica, che contraddistinguono questo territorio. L’analisi delle tracce fluviali, dei sedimenti e dei resti vegetali conservati al loro interno ha consentito di individuare gli elementi naturali che hanno condizionato lo sviluppo degli insediamenti nel corso degli ultimi 5000 anni. L’elaborazione integrata dei dati geologici e archeologici di sottosuolo, complessivamente circa 1500 tra carotaggi e scavi, ha consentito la definizione di un modello stratigrafico del sottosuolo e di mappe del potenziale archeologico che coprono l’intera area del centro storico cittadino.
 

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